I rapitori dei nanetti da giardino

Non ho mai capito né una né l'altra parte: né chi i nanetti li mette in giardino né chi li “rapisce” per poi “liberarli” nei boschi. Mi sono sempre immaginato i primi come coppie di signori di mezza età o ragazzine sognanti elfi e fate. Gli altri, invece, me li sono sempre immaginati come giovani e giovanotti alla ricerca della risata in compagnia, della beffa arguta e “nonsense” contro il kitsch. Invece… invece mi è bastato seguire Andrea in uno stand dell'ultimo Vinitaly per accorgermi che immaginare non serve niente. Che un certo gusto da alcuni considerato kitsch (tanto da “liberarci” della sua presenza con azioni illegali): gnomi, gnometti, folletti, nenetti… e così via; che un tal gusto è patrimonio di persone e cose che nessuno penserebbe da tali gusti.
In quello stand collettivo, infatti, c'era uno spazio dell'Azienda Agricola Josetta Saffirio. Monforte d'Alba, Piemonte. Ci hanno accolto amichevolemente, con professionalità e gentilezza ed abbiamo assaggiato un po' di vini: nebbiolo, barbera, barolo… buoni e caratterizzati da una simpatica -ma indubbiamente kitsch- immagine di uno gnomo (sì, un personaggio di fantasia con cappello a punta rosso, casacca blu, cinturone, tondeggiante…). Sorpresa! Ero infatti abituato ad altre immagini da associare al vino piemontese: stemmi araldici veri o presunti, nature morte, animali del vigneto, eleganza minimalista. Nulla a che vedere con gli gnomi, davvero.
Da quella volta, ho riassaggiato i vini di Josetta Saffirio. E li ho trovati buoni. Ma l'immagine aziendale degli gnomi (provate a cliccare e vedrete) non mi convince ancora: la trovo infantile, straniante, un poco kitsch… ma non così tanto da rapire le bottiglie e lasciarle “libere” nei boschi. Semmai, le apro e le vuoto. Il vino merita.

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