Ho avuto il piacere (Andrea, retorico ma sincero, direbbe “l’onore”), ho avuto il piacere – onore di conoscere Beppe Bigazzi di persona. Venuto a Stresa per ritirare il Premio Ambiente. Persona cordiale, intelligente, preparata, nemica delle multinazionali del gusto, dell’agricoltura industriale… amica delle belle tradizioni, dell’artigianato agrolimentare. Non un buffone televisivo, dunque: persona vera. Piena.
Poi leggo che “è stato sospeso” dalla Rai perché ha parlato di gatti, di gatti commestibili. Suscitando l’ira di sottosegretari anonimi (che rigraziano per la popolarità data loro dal toscanaccio) e di altrettanto anonime associazioni in difesa degli animali “d’affezione” (i “pets” inglesi). Tutti hanno tuonato contro Bigazzi che rischia il posto.
Io sto con Bigazzi che ha ricordato solo il vero: che il gatto si mangiava (e dicono fosse buono), che alcuni (non lo ha detto ma noi lo sappiamo) lo mangiano ancora. Nella mia zona si sa e si fa: in silenzio e ad invito. Piace il gatto. Così come in Ossola piace la marmotta, altro animale protetto che una volta (e raramente oggi) si mangiava. Cosa c’è di scandaloso? E’ la verità…
Mio padre tirava il collo alle galline, dava un bel colpo ai conigli, anni fa sgozzava il maiale, qualche volta uccideva un capretto… senza superficialità, con rispetto, si mangiava… Ma il gatto, ma solo perché non ne abbiamo l’abitudine in famiglia, e non ne abbiamo avuto mai la necessità.
Ma cosa ha detto di così scandaloso Bigazzi? Avrebbe suscitato tanto clamore se avesse parlato della vita merdosa dei “broiler”? Oppure, se avesse ricordato i vitelli alla catena? O gli antibiotici sparsi a piene mani? O, o oooooooo
In Italia ha sempre ragione Machiavelli: pochi vanno “drieto alla verità effettuale della cosa”, molti alla” immaginazione di essa”. Dietro ad un mondo fatato in cui nessuno mangia i gatti e i maiali vengono torturati ed uccisi in silenzio, i polli vivono in 10cmq ma non si fanno accarezzare e gli hamburger vengono fatti con carne di manzi immobili e felici di essere sacrificati alla polpetta globale… Ma va là!
Questa volta sono assolutamente d’accordo con te (ma non farci l’abitudinee). Siamo (o sono ?) degli ipocriti che pensano solo alla sofferenza di alcuni animali e non agli altri. Cacciare via una persona solo perchè parla di tradizione è una buffonata.
Ricordando pero’ le abitudini della Tua famiglia (che sono anche della mia) circa la ‘macellazione’ degli animali domestici non dobbiamo dimenticare che nel passato c’era molta meno sensibilità verso la sofferenza degli animali e molto spesso si usavano metodi inutilmente crudeli.
hasta la vista
edo
Diciamo che mio padre non torturava gli animali: nè quando li uccideva né quando li allevava. Anche se una vita in gabbia non è poi una grande vita. Il gatto, ricordo la mia "tigre", non è mai entrato nel nostro orizzonte alimentare, così come il tasso, il riccio o la marmotta… Il tacchino, però, sì: uno degli animali più schifidi che ricordi… che dire della Rai e della mitica sottosegretaria (la stessa del finto procòama contro gli additivi): che sfruttano la leggerezza culturale altrui per avere consenso. Bigazzi non poteva essere colpito meglio: un roccioso come lui abbattuto da un chicchiericcio senza costrutto… nemesi storica… Ciao