Per una curiosa coincidenza mi è arrivato sulla scrivania un libro di poesie scritto da un signore che conoscevo da anni, ma di cui non sapevo la passione letteraria; e poi qualche sera fa sono andato a mangiare in un ristorante che si chiama Il Cortile a Pettenasco sul lago d’Orta. Le due cose sono apparentemente molto distanti, ma in realtà sono molto simili. Il poeta utilizza un linguaggio molto ricco, molto complesso in cui si avverte il desiderio di creare una trama nuova, un nuovo sistema di comunicazione, ma non ci riesce del tutto. Appare molto confuso: una somma di ingredienti di alto livello che non si amalgamano bene, che non trovano una loro dimensione nuova. Insomma un esercizio di bravura ma non ancora un esercizio di poesia. Stessa cosa al ristorante dove ho mangiato in maniera curiosa a tratti, anche buoni piatti buoni che utilizzano molti ingredienti di alto livello. Ma che sono messi insieme alla ricerca di un nuovo rapporto che però non si crea. Anche in questo caso ci si trova davanti a un pezzo di Accademia, cioè ad un esercizio, ad un saggio di bravura che non ha ancora trovato un suo svolgimento, una sua, nuova, identità. Si può e si deve apprezzare la ricerca, ma di fatto poi si esce un po’ delusi. Il Poeta credo sia in grado di interpretare al meglio le poesie scritte da altri: un abile lettore; il cuoco idem: messo alla prova su un piatto famoso l’ha realizzato con tutti i crismi della qualità. Era buonissimo. La “sua” Pesca Melba è la migliore interpretazione di Escoffier che abbia mai provato. Ecco, magari i due diventeranno chi un grande poeta, chi un grande cuoco. Per ora sono dei grandi interpreti.

