Giornalisti Scrocconi: e se bastasse vendere?
Ecco un ulteriore tassello della vecchia storia dei giornalisti enogastronomici scrocconi. Leggo infatti l’articolo fattomi pervenire dal mio amico Remo (leggete anche voi: http://www.slowfood.it/slowine/giornalisti-enologici-ladri-forse-si-polli/#disqus_thread) e mi pongo un po’ le stesse domande di sempre.
In primo luogo mi chiedo se solo i giornalisti che parlano di vino tendano ad essere scrocconi. Non credo che lo siano tutti, ovvio, e nemmeno che siano i soli. E le altre categorie di giornalisti? E le altre professioni? Chennessò, poliziotti, finanzieri, pubblici ufficiali… politici… Credo che sia sempre un fatto individuale, un’etica personale: io sono questo, io so distinguere un dono da una corruzione palese, io non chiedo e non obbligo, so distinguere un’amicizia da un interesse personale.
Poi che ci siano persone che guadagnano poco, anche giornalisti, questo è vero. Forse questo aiuta a sviluppare i germi di una scrocconaggine da sopravvivenza, verrebbe da dire, ma non è matematico. Anche i ricchi possono essere scrocconi e corrotti. Al di là di ogni ragionevole necessità.
Infine, che nel giornalismo esistano “le zie”, patetici personaggi alla ricerca di buffet, regali e quant’altro… è vero. Ma mi indispongono tanto quelli che si pavoneggiano “come veri giornalisti”, sfoggiando titoli e collaborazioni come se fossero quarti di nobiltà. Il mercato del giornalismo è invece borghese; vince chi vende. Ovvero, chi si fa leggere od ascoltare… blogger, pubblicista, professionista che sia…