Una mattinata a Gallarate, questa volta fermandosi
Per una storia un po’ lunga da spiegare, ci siamo ritrovati a Gallarate con un paio di classi del corso turistico del nostro Istituto “Erminio Maggia” di Stresa. Un’uscita didattica per conoscere il territorio intorno a noi, anche quei luoghi che attraversiamo spesso senza fermarci.
Da Gallarate sono passato parecchie volte, in autostrada o in treno, ma non mi ero praticamente mai fermato. Salvo qualche incursione al Galaxy Grill, per andare a mangiare da Gianni, ma questa è un’altra storia.
Questa volta, invece, abbiamo visitato il centro storico. La prima impressione è stata quella di una cittadina pulita e tranquilla, con una zona pedonale in cui si passeggia volentieri. Niente traffico, persone che vanno al lavoro, uffici, bar e diversi locali dove fermarsi per uno spuntino o un pranzo. Anche se, essendo martedì, parecchi ristoranti sembravano chiusi.
Si intuisce che la vita del centro ruota molto intorno agli uffici e ai servizi. I palazzi ottocenteschi, dall’aria signorile, si mescolano alle costruzioni del Novecento, con accostamenti talvolta un po’ dissonanti. Poi si incontrano una piccola chiesa romanica, davvero graziosa, e una grande chiesa dalle forme classiche. E soprattutto c’è il MA*GA, il museo d’arte contemporanea: molto bello, una delle ragioni per fermarsi a Gallarate e dedicarle un po’ di tempo.
Naturalmente, non poteva mancare qualche assaggio. Abbiamo provato gli amaretti di Gallarate: piuttosto grossi, buoni, decisamente impegnativi. Dolci che non passano inosservati. E poi i Galletti di Gallarate, una particolare pasta ripiena, bianca e rossa, che richiama il simbolo della città.
Camminando, si percepisce anche una città che si è trasformata. Il passato industriale affiora tra gli edifici e gli spazi vicini al centro, dove alle fabbriche sono subentrate altre funzioni: abitazioni, uffici, attività e laboratori artigianali. È l’impressione di una mattinata, naturalmente, ma il cambiamento si lascia leggere nel paesaggio urbano.
Non mancano le contraddizioni del presente. Nei pressi di un centro Caritas c’erano alcune persone in attesa, forse di un pasto o di un aiuto. Anche qui, nella tranquillità di una città di provincia, si incontrano le questioni che attraversano il mondo: migrazioni, lavoro, povertà, integrazione.
Nel complesso, però, Gallarate mi ha lasciato una sensazione piacevole. Mi è sembrata una cittadina in cui tornare un sabato, passeggiare per il centro, visitare il museo e fermarsi a mangiare in un ristorante.
Senza programmi complicati. Questa volta, almeno, invece di passarci soltanto, mi sono fermato. E ne è valsa la pena.