Sono stato all’EXPO’, ieri, con i miei studenti e ne ho ricavato alcune fuggevoli opinioni che voglio condividere e fornire al dibattito pubblico. Mentre camminavo lungo il cardo e il decumano mi è venuta in mente la chiesa di Santa Maria Maggiore, Valle Vigezzo: una chiesa grande, esagerata, con affreschi “trompe l’oeil” notevoli. Ogni volta che vi entro, immagino i poveri pastori contadini pezzenti provinciali… dei secoli passati, alle prese con ammirazione stupore sorpresa alta considerazione di… Idem per l’EXPO’: roba da illetterati che debbono essere educati al pensiero unico con effetti speciali. Oggi non basta la pittura e allora via dunque a video a schermi enormi a rumori più puri della natura a colori sorprendenti a profumi a immagini spostabili con le dita che allargano stringono girano… Giochi. Neppure una carta in giro, non un depliant per approfondire: le parole sono relegate ai margini. Sono su pannelli che nessuno legge e che invece spiegano. Ma spiegano cosa? Che tutti i Paesi (almeno quelli degli stand che ho visto io) si stanno dando da fare, che tutti sorridono, che il futuro è radioso, che dobbiamo prendere coscienza dei nostri difetti. Tutto è bello e positivo, sia che si opti per una dieta carnea sia per una vegetariana; sia che si ami la tradizione sia che si vada verso l’esotico… tutto è bello, nessuna regia, tutto ammassato e nessuno ci dice della banalizzazione del cibo come merce, degli oceani impoveriti ed inquinati, del sistema distributivo che spreca (e non noi consumatori finali), delle nostre malattie alimentari…
Ci tornerò. Ci tornerò con mio figlio. Così come fece il mio alla grande Fiera di Milano dei tempi che furono: un bambino che curiosa e si fa stupire (per poi dimenticare) e un adulto che approfitterà per mangiare esotico…