Due indizi fanno una tendenza?

Devo ringraziare l’UNPLI e l’UNPLI Piemonte. Oltre all’impegno quotidiano per la valorizzazione dei territori e delle comunità locali, mi hanno offerto negli anni l’occasione di conoscere realtà che probabilmente non avrei mai scoperto da semplice turista.

La prima volta accadde a Moncalvo, durante una riunione. In quell’occasione ci trovammo ospiti di una struttura dal nome insolito: Orsolina28. Non era il classico albergo, né il tradizionale agriturismo. Era qualcosa di diverso. Un luogo immerso nel verde, con un’offerta gastronomica molto attenta ai prodotti del territorio, ma anche a una filosofia del benessere che metteva al centro la persona, il corpo, il rapporto con la natura.

Ricordo un’alimentazione ricca di verdure, prodotti integrali, ingredienti semplici ma curati. Ricordo gli spazi comuni pensati per favorire la condivisione e il relax. Ricordo in particolare la piscina inserita all’interno di un contesto di serre e vegetazione tropicale. All’epoca mi venne presentata come una sorta di bio-piscina, espressione di una filosofia che cercava di integrare acqua, piante e ambiente naturale in un unico progetto di benessere e sostenibilità. Fu uno degli aspetti che più mi colpirono. Confesso che allora pensai di trovarmi davanti a un’esperienza particolare, quasi unica.

Poi è arrivato il 30 maggio di quest’anno. Ancora una volta per un’iniziativa legata all’UNPLI, questa volta a Bracchio, sopra Mergozzo. E ancora una volta mi sono imbattuto in una struttura che mi ha suscitato sensazioni simili: l’Eco Resort Parco Botanico Fiorlago. L’effetto sorpresa è stato inevitabilmente meno forte rispetto alla prima esperienza, ma non per questo meno interessante. Anzi. Proprio il fatto di ritrovare gli stessi concetti – sostenibilità, attenzione all’ambiente, silenzio, benessere naturale, integrazione con il paesaggio – mi ha portato a una riflessione. Un caso può essere una curiosità. Due casi forse non sono ancora una prova, ma certamente rappresentano un indizio.

L’indizio che esiste un numero crescente di persone alla ricerca di qualcosa di diverso. Persone che, almeno per qualche giorno, desiderano allontanarsi dal rumore, dalla velocità e dalla pressione della vita urbana. Persone che cercano luoghi dove il tempo rallenta, dove il verde non è una scenografia ma una presenza reale, dove il benessere non coincide necessariamente con il lusso ma con la qualità dell’ambiente che ci circonda. Forse è proprio questo il significato più profondo di queste strutture che oggi vengono spesso definite eco resort, nature retreat o wellness resort. Non semplicemente offrire un letto o una vacanza, ma proporre un modo diverso di vivere il territorio.

Non so se questa tendenza rappresenti il futuro del turismo. So però che, dopo aver conosciuto realtà come Orsolina28 e Fiorlago, mi auguro sinceramente che esperienze di questo genere possano diffondersi sempre di più. Perché non valorizzano soltanto l’ambiente. Valorizzano anche le persone, il loro bisogno di equilibrio, di silenzio e di un rapporto più autentico con la natura. E, in fondo, forse è proprio questo uno dei patrimoni più preziosi che i nostri territori possono offrire.

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