Correvo nella notte tutto solo, silenzioso e solitario come un pesce oceanico. L’auto a centotrenttaalloora sull’autostrada Alessandria- Gravellona Toce, fra Vercelli e Ghemme. Alle tre del mattino. Settimane fa. Non c’era nessuno. Nessuna luce. Buio pesto. Solo io, che affondavo nel nulla, in preda a foschi pensieri. Ad un tratto, una luce improvvisa: un’auto che s’affianca: polizia; sembra volermi, ma poi guizza via, a velocità fantastica. Di nuovo solo. Nel buio. In fondo ad un abisso oscuro. Con l’amaro nella testa. Viaaaaaa nellaaaa notteeeee… Solo con il battito del mio cuore.
Sei giorni dopo, nella notte fresca di Riolo Terme, in un buio sempre più fitto, momento dopo momento, ci arrampichiamo su una torre del castello cittadino. È illuminata dalle luci di un wine bar. Saliamo e ci sediamo ed incominciamo a bere sangiovese: normale o barriquato. Gira anche una bottiglia di bianco, albana, senza infamia e senza lode; mangiamo pezzi di piadina con squacquerone e marmellate agrodolci; fette di prosciutto e salumi… via via sempre meno attenti delle sia pur esaustive spiegazioni dei giovani gestori. I piatti si susseguono ai bicchieri, per ore. Mentre la notte affonda nell’oscurità. E noi là, in cima, a dominarla. A guardarla senza paura, dalle mura della possente fortezza. Illuminate dalla nostra felicità, dalla gioia di stare fra amici, di essere vivi, di bere buon vino…
La mattina mi sono svegliato illimpidito, incuriosito dalle colline e dalla nebbiolina dei fondovalle, dai campi e dai panorami così diversi dai miei… un’ora dopo, assaggiavo un vino curioso: scuro come la notte appena trascorsa e piacevole come la sveglia appena vissuta. Si trattava della cagnina di romagna doc prodotta dall’Azienda Agricola Vitivinicola Gualdo di Sotto, di Riolo (Ra). Era un vino dai profumi dolci di mora, frutti di bosco; abboccato-dolce in bocca. Piacevole. Ne ho comprato una bottiglia, travasata dalla damigiana (da cui avevano preso il mio bicchiere): a 2,5 euro. Una diversa sfumatura di buio.