Dal marmo all’amianto

Dal marmo all’amianto

Anni fa, mi sono interessato alle cosiddette “leggende metropolitane”. Cioé storie incredibili sentite come vere: il ragno del tronchetto della felicità, benvenuto nel mondo dell’aids, il ratto-cane, l’autostoppista fantasma, il grasso di topo nelle gomme da masticare, il coccodrillo nelle fogne… e via dicendo. Elio e le Storie Tese ci fecero una canzone, altri ci scrissero libri. Pensavo fossero cose passate.

Così, quando Andrea, di passaggio da Parma mi ha detto di non comprare la “pasta Barilla perché mescolata con la polvere di marmo” mi sono fatto una grassa risata. Per risparmiare si possono comprare grani più convenienti, si può spostare la produzione in Asia, meccanizzare… ma, proprio no, non creando un prodotto dannoso per la salute. Figurarsi poi un nome così noto: sempre sotto la lente di associazioni, enti e concorrenza. “Semmai -risposi ad Andrea- non mi fiderei di marche sconosciute, magari da bottega artigianale. Ma dalla Barilla poi: no, di certo. Troppo in vista. E poi, cosa c’entra il marmo!?”. Una risata a due chiuse la conversazione.

Però. Però, settimane dopo, mio padre si lamentava della produzione casalinga dei vicini, accusandoli di incompetenza. “Non se ne può più -mi disse- vengono qui a regalarmi questa pasta sfibrata, senza nerbo. Me la affrono dicendo che è genuina. Mica come quella della Barilla che è impastata con il marmo”. Con mio padre è bastato uno sguardo ed una risata ha seppellito l’idiozia.

Però. Però, la leggenda gira. E’ nell’aria. E se non fa danni è perché è poco credibile o semplicemente poco esotica. Pensate che danni fece quella del ragno esotico velenoso nel tronchetto della felicità… A me sembra un’amenità. Come quella del grasso di topo nelle Big Bubble. Pura mancanza di raziocinio.

D’altra parte, giovedì sera sono andato a mangiare a Stresa, a Il Clandestino, dove fra i tanti ottimi piatti creativi di pesce, m’hanno servito degli spaghettoni “trafilati in oro”. Ciò li renderebbe più buoni, forse, ma certo più costosi. Leggo sul sito del produttore che “La trafilatura in oro conferisce alla pasta una consistenza diversa, ricercata ed elegante, capace di esaltare il gusto dei partner – sughi e salse – e di donare alla pasta stessa una personalità fresca e forte che si sposa armoniosamente con qualsiasi condimento. In virtù del minore “stress” che l’impasto subisce a contatto col metallo nobile, spaghettoro e fusilloro presentano una nuova ruvidezza, una nuova dolcezza e una nota distintiva che conquista immediatamente il palato. La trafilatura in oro impreziosisce la pasta Verrigni in tutti i sensi, primo fra tutti il gusto”. Tutto un po’ vago. La pasta era sì buona, da consigliare, ma l’oro aggiungeva qualcosa alla cura della produzione e alla qualità degli ingredienti? Boh!? Un’altra leggenda -questa positiva- metropolitana?

Intanto leggo su Facebook che la Barilla avrebbe avvelenato con l’amianto ed altre cosucce disdicevoli. Fatti per altro respinti e motivati nel dettaglio dall’Azienda. Qui siamo lontani dal marmo, dall’oro e da altre cosucce… ma la “vox populi” fa giustamente paura: una volta si bruciavano le streghe e gli ebrei e anche oggi si condanna senz’appello. Sperando che nessuno porti con sé i fiammiferi!

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Riccardo Milan

Riccardo Milan Professore, giornalista e blogger Professore della scuola alberghiera “Erminio Maggia” di Stresa; giornalista pubblicista (iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte tessera n° 59377 del 6 - 6 - 1991), blogger con il blog Allappante.it, dall'ottobre 2017 linkato da La Voce di Novara on line; direttore della rivista "Paese Mio" edita dal Comitato Unpli del Piemonte; collaboratore di "Arcobaleno d'Italia"; ha scritto anche due libri di cucina, nonché altri di storia locale; si è occupato per anni di cultura materiale: vino, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia di...; docente a tempo in alcuni centri di formazione professionale, anche nel carcere di Verbania; consulente per la realizzazione e gestione di carte dei vini, corsi e didattica sui vini e sui prodotti tipici. Ha collaborato ad inizio Duemila con la Fic (Federazione Italiana Cuochi), in segreteria e nella redazione della rivista "Il Cuoco". Allievo di Luca Maroni. Già membro dell'Aies, dell'Adam (diplomato Idrosommelier) e dell'Aims. Organizzatore e collaboratore di banchi di assaggio vini, Sanvino e il Lago d'Orta Wine Festival. Socio attivo di Slow Food, condotta verbanese. Socio ed ex presidente dell'Associazione Turistica Pro Loco di Omegna; membro da più mandati della Giunta Provinciale Unpli Vco e del Consiglio regionale Unpli, della Giunta del Piemonte da due mandati; e dal 2016 al 2020 nel Consiglio nazionale Unpli. E' stato donatore AVIS ed ora collabora con la onlus Maresca di Santhià. Vive da sempre sul Lago d’Orta, fra Omegna e Bolzano Novarese.

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2 risposte

  1. Valentina ha detto:

    A proposito della polvere di marmo.. é così incredibile da crederci ma purtroppo é la realtà. Ed abbiamo avuto modo di confermarla dal direttore di una cava di marmo della nostra zona e tempo dopo da un ex biologa della Barilla parente di un conoscente. Difficile da crederci davvero. Ho stentato pure io. Ma questa é la realtà. Benvenuti nel ventunesimo secolo.
    Dopo aver avuto queste conferme stavo proprio guardando un rete cosa si trovava a riguardo. Leggenda metropolitana? Purtroppo non lo è.

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