Gira che ti rigira e si va in circolo coi pensieri… Mi versano un bicchiere di vino bianco ed occhieggio l’etichetta. Sì, è lui: il Costa di Sera dei Tabacchei dell’Alfonso. Cosa ci fa lì, non lo so. So che mi muove un sacco di ricordi. La prima volta che ne sentii parlare fu all’Agriturismo La Cappuccina di Cureggio, un incontro anni fa. I signori con me parlavano di lui, descrivendolo come un poeta un po’ ingenuo. Poi me lo presentò Massimo, giornalista, definendolo anche lui un poeta, un artista naive. Lui, magro, capelli lunghi e maglia nera da rocker. Non seppi dire se fosse il miglior colline novaresi bianco doc, da uva erbaluce, ma era certo buono e non mi sembrò un prodotto poi così ingenuo. Quest’estate ho ritrovato Alfonso con le solite magliette heavy metal ad un incontro a Mezzomerico: abbiamo fatto le foto di rito, anche se era un poco triste per cose sue. Purtroppo. Il vino era ancora buono. Giorni dopo sono andato ad un baccanale e a fine pomeriggio mi hanno proposto di andare alla Cappuccina a mangiare. Io l’ho detto che non ci avrebbero fatto entrare: un locale così ricercato e noi così mal messi. Io in calzoncini corti, maglietta ultracolor e sguardo torbido… Niente: era mezzo vuoto ma per noi era tutto pieno. Ci sta… Settimane dopo mi hanno detto che il proprietario era morto. Mi dispiace. Era uno di quelli che mi parlarono del vino dell’Alfonso. Tutto gira e ritorna.
