Ma è poi così bello fare il “chef” ?

Ma è poi così bello fare il “chef” ?
Questa poi! Che si possa diventare cuoco, anzi chef con un corso a distanza e apparentemente breve (“16 unità didattiche, 7 dvd e 3 volumi incentrati sulla cucina regionale italiana, gli studenti capiranno come diventare dei cuochi professionisti senza muoversi da casa propria”) mi suona strano. Lasciamo stare tutte le considerazioni dettate dal passato: studio, impegno, gavetta, anni di esperienza… Si potrebbe obiettare che oggi la didattica ha fatto un passo in avanti e ciò che si acquisiva in molti anni si ha oggi in pochi mesi. Sarà vero poi? Forse solo in parte… Comunque comincio a temere l’effetto “arte contemporanea” in cucina. Una curioso assemblaggio di cose, colori, composizioni sul piatto che ti fanno dire: “ma questo lo sapevo fare anch’io!”. La tentazione che si ha guardando le opere di alcuni “maestri” è quella di obbligare loro a fare un prospettiva, una figura umana, un paesaggio… ne saranno capaci? Qualcuno credo proprio di no. E allora è arte? O improvvisazione?
Così sembra essere in cucina: tutti questi cuochi sono degli “artisti” o degli “improvvisatori”? A volte o l’uno o l’altro. A volte l’uno e l’altro…  C’è da temere comunque più un cattivo cuoco che un artista “della domenica”. I quadri non si mangiano; mentre batteri, grassi in accesso, zuccheri in surplus, infezioni… sì.
Credo soprattutto che ai ragazzi si dovrebbe dire loro l’altro pezzo di verità: il mestiere di cuoco non porta tutti ad essere chef (che non è un titolo superiore ma piuttosto una mansione diversa: coordinare, organizzare, magari non più cucinare), che ci vuole studio ed esperienza, che la maggior parte di loro (cuochi) passa le giornate in spazi ristretti, vedendo le stesse persone, facendo piatti che seguono i gusti del pubblico (che paga!), con tante responsabilità igienico-sanitarie.
Basterà un corso a distanza a dire tutto ciò. O si vendono sogni?

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