Penso ogni tanto alla morte. Ci penso perché sono invecchiato e ho visto tanta gente attorno a me mancare. Dalla vicina che morì che io ero bimbo, alla nonna e poi ai miei genitori e a tanti amici e conoscenti. La consapevolezza è penetrata in me come una polvere sottile, una corda che si allenta, un vortice di foglie secche.
A volte penso a Cesare, il mio primo gatto: ha diradato le sue comparse e le sue fusa, l’ho visto l’ultima volta, dall’alto e da lontano, sulla strada mentre camminava con fare sicuro; poi un breve video di lui che mangiava dai vicini mentre io ero via… poi nulla. Sparito.
Vorrei fare come lui: diradare, scomparire un po’ per volta, rimanere nei pensieri di chi mi ha voluto bene… tutti a girare la testa nel sentire un’eco, un passo leggero, un vento… “è tornato”, sussurrando di felicità, prima del buio.