A Ovrano sono stato diverse volte, tre o quattro, e ogni volta ho provato una sensazione particolare. Siamo sulle alture di Acqui Terme, fra vigneti, boschi e campi coltivati. Un piccolo borgo agricolo, oggi con pochissimi abitanti, raccolto attorno a una chiesetta proporzionata alla comunità che doveva servire. Eppure, in questo luogo così poco popolato, c’è una Pro Loco capace di richiamare persone, organizzare incontri e dare continuità alla vita del paese.
Di una di quelle visite conservo un ricordo particolarmente bello. Avevo dormito in un bed and breakfast vicino alla Pro Loco, appena al di là della collina, fra i vigneti e i boschi. Era inverno, o forse ancora autunno: la stagione precisa mi sfugge, ma ricordo bene il risveglio. Il sole faticava ad attraversare la nebbia e la bruma del mattino. Provai una sensazione di pace, di distacco, quasi di lontananza dal mondo. Eppure Acqui Terme, con il suo movimento e la sua confusione, era a pochissimi chilometri. Bastava una collina per sentirsi altrove. Un posto davvero magico.fai i tag separati da virgole
Claudio è presidente della Pro Loco di Ovrano, ingegnere di professione e cuoco per passione, oggi anche presidente nazionale dei Discepoli di Auguste Escoffier. Conoscerlo attraverso le attività del paese aiuta a capire il personaggio. È l’animatore di una squadra, quello che propone, organizza e si mette ai fornelli. Attorno a lui ci sono persone che lavorano, preparano e rendono possibili gli appuntamenti. La cucina, anche qui, è un’attività collettiva: il risultato arriva in tavola, ma comincia molto prima, con il tempo e l’impegno dei volontari.
Le cene riservate agli associati scandiscono la vita della Pro Loco. Hanno temi diversi, alcuni dei quali ritornano perché particolarmente apprezzati: le erbe spontanee e i fiori, per esempio, oppure la bagna cauda. Nelle occasioni in cui ho partecipato ho trovato proposte gastronomiche di livello, curate nella preparazione e capaci di suscitare curiosità. Appuntamenti per i quali si raggiunge appositamente il borgo, portando movimento e convivialità in un luogo che conta ormai ben poche presenze quotidiane.
È questo l’aspetto che mi interessa maggiormente: osservare quanto possa fare un’associazione anche in una frazione piccolissima. Il lavoro ai fornelli permette di raccogliere risorse che tornano alla comunità. Nel tempo sono nate pubblicazioni dedicate alla storia locale e sono stati sostenuti interventi di cura del patrimonio del borgo, a cominciare dalla chiesa. Cucinare diventa così un modo concreto per conservare memorie e prendersi cura dei luoghi.
Da Ovrano lo sguardo si è allargato ad Acqui Terme, anche attraverso L’Oro della Bollente, il premio letterario alla cui giuria ho il piacere di partecipare. Al centro c’è la cucina raccontata: ricette, certamente, ma anche tradizioni, storia e cultura alimentare. In questi quattro anni abbiamo premiato bei libri e, nell’ultima edizione, la qualità delle opere ha reso la scelta ancora più difficile. Anche questa esperienza racconta bene gli interessi di Claudio e la sua capacità di far incontrare persone attorno al cibo, passando dalla tavola alla pagina scritta.
Conclusa la carriera professionale e raggiunta la pensione, Barisone ha potuto dedicare ancora più tempo alla sua passione. Dal 2023 ricopre la presidenza nazionale dei Discepoli di Auguste Escoffier: un incarico che lo porta in giro per l’Italia e che svolge con la solerzia e il piacere di partecipare che gli conosco. L’associazione si richiama all’eredità culinaria e umana del grande cuoco francese, con un’attenzione particolare alla trasmissione delle competenze e alla formazione delle nuove generazioni.
Resta fortissimo il suo legame con la Pro Loco e con il mondo Unpli. È il tratto che ritrovo nelle occasioni in cui lo incontro e lo frequento: la disponibilità a impegnarsi, il gusto di organizzare, l’attenzione a ciò che si può costruire insieme agli altri.
Per questo, pensando a Claudio Barisone, torno con la memoria a Ovrano. A quel piccolo gruppo di case fra i campi e i boschi, alla chiesetta, alla cucina in attività e alle persone riunite per una cena. In un borgo con pochissimi abitanti, apparecchiare una tavola può essere un modo molto concreto per continuare a sentirsi comunità.