Il giorno prima della mia partenza per il mare, il due agosto, Andrea m’invita ad una degustazione organizzata per un cliente. Il bar La Grotta di Omegna a fare da scenario (e a fornire vivande varie). Un’infilata di vini corposi ed alcolici che sono in gran parte evaporati dalla mia pelle nelle ore successive.
Un Vin de Pays Persimmon Viognier, 13,5°, importato da Hyperion Wines di Cerreto Guidi: dai profumi particolari, fra il verde e l’agrume (lime e cedro). In bocca fresco e magro. Un discreto bianco. Poi si è passati ad un Chianti Leonardo docg 2004 (che un altro mio amico ha trovato in vendita da Harrods a prezzi incredibili), Riserva Cantine Leonardo: bei profumi intensi, profondi, di marmellata di amarene, marasche, un poì di liquirizia. In bocca è fresco, con buona acidità, un po’ amaro in fondo. Non sa però di selvatico come spesso sanno i chianti. Bella struttura. 13°. Senza sosta, assaggiamo un Chianto docg Da Vinci Riserva, 13°, del 2004. Un rosso dai profumi profondi, da cercare insomma fino in fondo nel bicchiere. Questo sa un poco di selvatico, un po’ fumoso e in bocca è amaro, leggermente tannico. Meno rotondo, meno suadente rispetto al precedente. Sosta per uno spuntino leggero.
Poi si riparte con Yume di Caldora (ancora lui!), del 2004, 14°. È sempre lui, pieno di profumi di amarene, ciliegia, amarene, legno, tabacco… un Montepulciano d’Abruzzo assai buono, in bocca morbido, pieno e con una leggerissima nota amara/tabaccosa sul finale. Un Chocolan Carmenere 2005, 14°, per proseguire. Dal Cile, venature di profumi selvatici, di mora, di fieno fermentato; in bocca è irruente, acido e tannico, poco saporito. Concludiamo la sencoa parte della sessione degustativi con un Douro doc Quinta Da Infantado, 13° dal Portogallo, del 2003. Profuma di caffè, di cioccolata amara; in bocca sa di uva e frutta acerba, acido… un aggressivo, con personalità. “Mica male” trovo scritto sui miei appunti. Pausa.
Un nome una garanzia? Forse, ma senza esagerare. L’enologo Cotarella è bravo e così abbiamo assaggiato il suo Elcione (cabernet e merlot) del 2005. Al naso profumi di selvatico, di erbaceo, di tabacco e di legno… vaniglia ed amaro insieme. Bravo Coterella, checché ne dica un altro grande come Lanati! Non sfigura neppure il Carmone (?) di Pratesi, un taglio di cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot, 13,5°, che si fa 12 mesi in barrique. Più che un vino sembra un liquore: si sente infatti subito l’alcool, una amarena piena e lunga, e più dietro sentori erbacei e legno e tabacco; in bocca è corposo, asciutto, amarognolo… Che dire? Sembra un cognac, non vino… Più vino, invece, il Brunello di Montalcino docg 2001 Da Vinci. Ha profumi lattosi, dolci (e la frutta e la marmellata?), legno. In bocca è asciutto. Mi ha un po’ deluso.
Si chiude con due vini Porto: un Porto Ruby Meio Sece 1816 Quinto do Infantada, 19,5°. Pieno di alcol, sa di marmellata. In bocca è dolce ma non stuchhevole. Non mi sembra adatto all’abbinamento con il cibo. Stesso discorso per il Porto LBV 2000, 19,5°, stessa ditta. Buoni, ma non vini da bersi. Liquori da sorseggiare (così come altri vini di questa degustazione, direi…). Che infilata, gente!
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