Caorle: 40 anni di Mare, Cemento e Ricordi

Sono quarant’anni che vado a Caorle.
Non tutti gli anni.
Non sempre per lunghi periodi.
A volte sì, a volte no.

Da ragazzino ci passavo le estati.
Poi l’ho mollata in adolescenza: avevo altro da fare: l’Europa da girare con l’Interrail e amici da rincorrere.
All’università ci sono tornato per qualche giorno, giusto per respirare aria di mare tra un esame e l’altro.
Poi è arrivato mio figlio… e Caorle è tornata a essere casa.

Merito di quell’appartamentino che mio padre comprò una vita fa, convinto – chissà perché – che l’aria di mare avrebbe fatto bene a mio fratello minore. Oggi è diventato un omone, ma l’appartamento è rimasto. E con lui, il nostro legame con Caorle.

In questi anni l’ho vista cambiare.
Migliorare.
Diventare un centro turistico attento, pieno di spazi per famiglie e bambini: giochi, campi da calcio e pallavolo, tutti gratis.
Attrazioni, spettacoli, un’offerta di buon livello.
Puoi mangiare un kebab, una pizza al volo o un raffinato piatto di pesce che ti rimette in pace col mondo.
I prezzi? In linea. Certo, è più cara della spiaggia “popolare” dei miei vent’anni, ma non siamo in Costa Smeralda.

Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato.
Meno turisti. Ombrelloni chiusi.
Di sera il centro è vivo, ma non saturo.
Non credo sia colpa della qualità – quella c’è ancora – ma del turismo balneare in sé. Non è più il turismo, è solo un turismo.
E poi fa caldo. Caldo vero.
Gli appartamenti, costruiti decenni fa, non erano pensati per reggere queste temperature.
Così finisci a passare le vacanze chiuso con l’aria condizionata. E ti chiedi: che senso ha?

Il cemento è tanto. Il verde meno.
Tanti palazzi, strade, asfalto. E il caldo rimbalza, fino a sera.
Santa Margherita, raccontano i vecchi, un tempo era dune e acquitrini. Oggi è edilizia spinta. Le dune sarebbero state una meraviglia naturale, ma le scelte di allora erano altre. Caorle resta però importante per me.
Bella.
Ma oggi il mare è solo una delle tante vacanze possibili.
E no, non è solo una questione di stabilimenti cari: qui puoi spendere tanto, ma anche poco.
Il punto è un altro: il mondo è cambiato, e il turismo pure.

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