L’Onda

In Serbia ho comprato lattine di acqua e vino, con aromi. Da bere fredde. Non male d’estate. In Spagna ho assaggiato decine di vini miscelati con frutta, aromi di frutta, con o senza alcool. Nei Paesi Baschi il mix vino rosso e coca cola è assai usato; come in Germania il mix birra e limonata o in Francia il mix di birra e gazzosa. Cambiano i fermentati ma il risultato è lo stesso. In Italia poi  bevo spesso degli spritz o bianchi o aperol o campari o select… in tutti questi casi in pochi mi dicono che vino abbiano usato. Come per le lattine serbe, il vino sta dietro e, si suppone, non sia di grande qualità.

Ora leggo questo articolo de Il Gambero Rosso e l’occhio cade sulle parole: Dagli Usa l’ultima trovata per mortificare il vino”. Ma è davvero così?

Io penso che la presenza di tutti questi prodotti serva a soddisfare un bisogno: un bere lungo, leggero, facile… perché dunque non soddisfarlo? E infatti lo soddisfano. E il vino? Il vino viene certo mortificato. Ma potrebbe essere diverso se i produttori, i guru, gli attori del comparto decidessero di cavalcare l’onda invece di farsi travolgere. I produttori di prosecco in parte lo fanno già: forniscono vini spumanti senza denominazione ai bar. Difficile infatti pensare che si usino vini doc o addirittura docg per uno spritz. Invece si dovrebbe fare qualcosa che distingua, un po’ come fanno i francesi con la differenziazione fra Kir e Kir Royal. Mettere in lattina buon vino (e dirlo) miscelandolo con buoni ingredienti (e dirlo). Produrre vino adatto per fare in casa lo spumante con il Sodastream: fa schifo? No e poi lo fanno: meglio pensarci. Se non la faranno loro, lo faranno gli altri. E noi berremo. 

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