Bere con la testa

Ecco, ieri sera mi è capitata una degustazione di quelle “di testa”. Come mi spiegò ai tempi il mio professor Luca Maroni. Mi disse pressappoco che molti bevono il vino con la testa, prima che con la bocca. Lo soppesano, lo conoscono, lo hanno pagato… Per cui è buono “nonostante”. Il sistema migliore, disse, è farlo assaggiare ad una donna o ad un ragazzo: lei/lui ti dirà che “è cattivo” senza “nonostante” e “però”.

Così, quando abbiamo aperto il Langhe Bianco di Vaira del 2009 lo sapevamo che, forse, era appena bevibile. In realtà il naso deludeva assai: pochi profumi, sentore di plastica bruciata, liquerizia… in bocca, invece, ancora morbido con una freschezza nascosta ma sufficiente per bilanciare. Buon retrogusto leggero di mela, un po’ di agrumi. Non male, “nonostante l’età”. L’Americana era anche più entusiasta di me. Così abbiamo attirato l’attenzione degli altri commensali, fra cui un ragazzo, una ragazza ed una donna.

Tutti e tre, ovviamente, lo hanno trovato cattivo. Soprattutto per il profumo, scarso e sgradevole. Meglio in bocca, ma solo perché glielo abbiamo fatto notare. E dopo avergli detto che annata era anche loro hanno incominciato a dire: “però, nonostante l’età… etc etc

Classico caso di degustazione “con la testa”. Maroni aveva ragione.

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