Attenzione Pickpocket! Tra viaggi, dati e allarmi sociali

Mio figlio Filippo. Un viaggio in auto questa estate —attraversando la Bulgaria— il finestrino abbassato, la radio accesa. Ascoltavo strattonato un podcast de La Zanzara, quando d’un tratto sento parlare anche lei: Monica Poli, consigliere della Lega, la donna che urla “Attenzione pickpocket!”.

Non ne sapevo nulla, prima. Il cellulare ha ascoltato per me, e da quel giorno sono stato sommerso da video di questi vigilantes, che hanno un seguito impressionante: milioni di visualizzazioni, centinaia di migliaia di follower, una vera e propria community digitale che trasforma la denuncia di strada in fenomeno mediatico.

I dati reali

Se guardiamo alle statistiche ufficiali, il quadro è meno drammatico.

  • Dal 2015 al 2019: tra 150.000 e 160.000 denunce l’anno per borseggio (furto con destrezza).
  • 2020: crollo a 74.000 per effetto dei lockdown.
  • 2022–2024: risalita a circa 129–140mila denunce annue, senza però superare i livelli pre-pandemia.

La viralità dei vigilantes

Eppure, su TikTok e YouTube, il borseggio sembra una piaga inarrestabile.

  • Monica Poli (“Attenzione pickpocket!”) ha raggiunto oltre 600.000 follower e video con decine di milioni di visualizzazioni.
  • Simone Cicalone, a Roma, vanta circa 750.000 iscritti su YouTube, con clip che superano il milione di views, spesso ambientate nelle stazioni della metro.
  • E per entrambi sono fama, carriera e tanti soldi!

Questi contenuti hanno un effetto doppio: da un lato avvisano e proteggono i turisti, dall’altro creano un clima di allarme sociale costante, che può alimentare stereotipi e paure collettive.

Tra percezione e realtà

I numeri ci dicono che il fenomeno esiste, ma non è in crescita esplosiva. La narrazione social, invece, trasforma ogni episodio in spettacolo virale, accentuando la percezione di insicurezza. Il rischio è che l’allarme superi la realtà, spostando l’attenzione dalle politiche di prevenzione e dalla presenza istituzionale verso la spettacolarizzazione.

Il rischio: la narrazione mediatica amplifica la paura più di quanto dicano i dati. Si alimenta una percezione di emergenza che può trasformarsi in stigmatizzazione verso intere comunità (es. i Rom) e in discorsi politici polarizzanti.

Conclusione

Il vero antidoto al borseggio non è certo l’urlo virale, ma una strategia fatta di prevenzione, educazione civica, presidio delle città. L’eco di quell’urlo — “Attenzione pickpocket!” — racconta bene il nostro tempo: un fatto reale che, rilanciato dai social, diventa icona pop, simbolo di sicurezza e al tempo stesso di paura.

Io, Filippo, e quel viaggio in Bulgaria ne siamo usciti con una lezione: anche i dati, se vogliamo, possono diventare virali. Basta avere voglia di diffonderli.

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2 thoughts on “Attenzione Pickpocket! Tra viaggi, dati e allarmi sociali

  1. Girando per Venezia la sensazione è quella di totale impunità di questi pickpocketers, ragazze rom ed alcune persone dell’est europeo, che scorrazzano per la città, puntando ignari turisti e minacciando a parole, sputando, spruzzando spray al peperoncino, picchiando chi si oppone.
    Siamo andati oltre il borseggio, siamo secondo me in parecchi casi alla rapina fino all’associazione a delinquere.
    Non sottovalutiamo il fenomeno per poi stupirci il giorno in cui il borseggiato si ribella e magari viene accoltellato dal borseggiatore.

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