Asti, il paese provvisorio e la memoria che cammina

Domenica sono tornato al Festival delle Sagre di Asti. Raccontato in poche parole sembra semplice: una grande piazza, le Pro Loco, i piatti della tradizione, il vino. Poi ci entri e ti rendi conto della complicazione necessaria per costruire quella semplicità.

È una festa che riflette bene lo spirito italiano: creatività, capacità di organizzarsi, voglia di stare insieme e generosità del volontariato. Naturalmente anche il piacere delle passerelle: i politici locali prendono volentieri la parola e si fanno vedere. In una piazza così piena sarebbe quasi sorprendente il contrario.

Il mondo delle Pro Loco e dell’UNPLI è ben presente. Ma per capire quanto lavoro ci sia dietro conviene lasciare i discorsi e guardare le casette.

Piazza Campo del Palio diventa un paese temporaneo, con facciate, tetti e particolari tanto curati da sembrare permanenti. C’è persino una chiesetta dove si celebra davvero la messa. Dietro le facciate, cucine, casse, spazi per distribuire i piatti e angoli dove i volontari recuperano un po’ di fiato. Per chi arriva è una festa; per chi lavora è un continuo preparare, servire, sistemare e ricominciare.

Ogni casetta propone le proprie specialità: un menù collettivo impossibile da affrontare per intero, ma che permette di passare in pochi metri da un paese e da una ricetta all’altra. Si mangia bene, a prezzi popolari, accompagnando gli assaggi con i vini del territorio. Sfogliate il menù se volete.  

Quando arriva la folla, la macchina organizzativa viene messa alla prova. Tavoli per mangiare in piedi e strutture di servizio sembrano sparire nella quantità di persone. Le code per le friciule con lardo di Mombercelli sono diventate perfino materia da meme: file raccontate come se arrivassero fino al casello ovest di Asti.

Eppure prevale la festa. Si beve parecchio vino, ci si incontra, si ride. Molti giovani si sistemano per terra; i più previdenti si sono portati una sedia. Generazioni diverse abitano la stessa piazza, accomunate dal piacere di mangiare e stare insieme, magari proseguendo poi la serata al bar.

La memoria che cammina

Tutto questo mi è piaciuto. Ma ciò che meriterebbe maggiore attenzione è la sfilata contadina della domenica mattina. L’avevo già vista l’anno scorso: stavolta la sorpresa era minore, eppure l’emozione è rimasta. Fra gli spettatori ho visto anche qualche lacrima.

Le scene raccontano la vita delle campagne fra Ottocento e secondo dopoguerra. Passano lavori, attrezzi e gesti che qualcuno ricorda direttamente e altri conoscono attraverso i racconti di genitori e nonni. La voce che accompagna la manifestazione aiuta a riconoscerli.

Quest’anno mi ha colpito la fabbrica di palloni in gomma ricostruita dalla Pro Loco di San Marzanotto: la M.A.G.A., “fabbrica dei Balon”. Una pagina di storia produttiva che affianca il lavoro industriale alla memoria contadina, allargando il racconto della comunità. Programma ufficiale della sfilata.

Anche tecnicamente lo spettacolo è impressionante: automobili, motociclette, abiti, un pullman d’epoca e macchinari recuperati o ricostruiti. Sui carri si batte il ferro, si macina il grano, si prepara il pane. Il fuoco è acceso, l’acqua scorre, gli ingranaggi si muovono.

Guardando, pensi al lavoro necessario per portare tutto fin lì: trovare gli oggetti, ripararli, sistemarli sui carri, coordinare persone e mezzi. Dietro ogni scena c’è una comunità che dedica mesi a cercare, costruire e provare. Qualcuno conosce ancora un mestiere, altri conservano un vestito, una fotografia o un ricordo utile. La passione diventa lavoro condiviso.

La commozione nasce anche da questo: riconoscere una vita scomparsa e vedere quanta energia venga impiegata oggi per raccontarla. Il pubblico guarda il passato, ma davanti ha la dedizione presente di interi paesi.

Sarà il più grande ristorante all’aperto d’Europa? Forse sì, forse no: non mi sembra decisivo. È certamente una straordinaria occasione per incontrare la cucina piemontese.

La sfilata, però, meriterebbe una vetrina nazionale: una diretta Rai accompagnata da un racconto competente, capace di mostrare i dettagli e spiegare le storie.

Le telecamere troverebbero moltissimo da raccontare. Magari soffermandosi su chi ha rimesso in moto una macchina, cucito un abito o preparato un carro, lasciando ai discorsi delle autorità il tempo strettamente necessario.

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