In attesa del pranzo domenicale, a casa di amici, mi affido al totem multimediale che occupa una parte della parete per passare il tempo. Telecomando alla mano (ma cosa serviranno poi tutti quei bottoncini?) capito per caso in un programma americano, un “reality”, in cui due mentecatti decidono di sfidare la sorte, mangiando in un’ora una grande pizza ripiena, sui quattro chili e mezzo. Scene indecenti, di bave, sporco agli angoli della bocca, salse per mandare giù, coca cola a fiumi… ma questo non mi ha interessato. Molto meglio quando la cinepresa andava nel backstage ad intervistava il pizzaiolo, il quale diceva che detta pizza ripiena è “tradizionale” di quel territorio e si caratterizza anche per la sfoglia sottile, “tipica” dello stato. Non so se hanno tradotto male, però il senso di “tradizionale” e di “tipico” mi ha fatto pensare cha là, in quel pezzo degli USA la pizza non è “napoletana” ma loro, di tutti. Alla faccia dell’stg e cosa varie.
Un altro passaggio mi ha colpito: la mega pizza era ripiena di: peperoni freschi tagliati a julienne, cipolla fresca, pecorino e mozzarella freschi, sale e pepe (e forse dimentico qualcosa). Tutto assolutamente bello e, credo, buono. Dalle mie parti, invece, da sempre e credo in molte pizzerie nazionali, se ordini una Quattro stagioni, ti capita spesso di trovare i filettini di peperone conservati, che lasciano la loro traccia acidulata e stonata sulla pizza; oppure i funghetti (ecco, la pizza americana aveva dei funghi freschi tagliati a lamelle) conservati sott’olio che lasciano il loro sgradevole sapore di sansa e oliaccio sulla pizza. Lasciamo stare poi i formaggi fusi che si utilizzano, la pasta mal lievitata. Il quadro è spesso terribile, con ricadute negative sullo stomaco, sul portafoglio e sul buon gusto collettivo.
Anni fa, una mia fidanzatina, mi aveva detto che nella pizzeria inglese dove aveva lavorato d’estate, fuori Londra, si proponevano pizze insolite (con la carne macinata, con le patatine, con salse strane). Orribili agli allora canoni italici (ora accettate), ma fatte con prodotti freschi “mica come in Italia”.
Ecco, le cose non sono cambiate troppo. Molte pizzerie e molti pizzaioli e molti italiani ti propinano –quasi come scusa- il refrain della pizza italica, italiana… della buona pizza nazionale. Ma non parlano di qualità, di attenzione al gusto e al corretto rapporto qualità – prezzo. Meglio si sta in quella pizzeria inglese, meglio in quella americana… rispetto a quasi tutte della mia italianissima città.
Se avessero fatto la stessa sfida in una di queste, i due gagliardi americani sarebbero stati male, nauseati dai cattivi prodotti e dalla cattiva lievitazione. Una sfida mortale, oltre che idiota.
Questo blog mette fame! Dovrebbero denunciarti
soprattutto quelli che, come me, sono a regime stretto, mannaggia.
A proposito di pizza comunque… ormai in Italia è diffuso il fenomeno del "famoso" (o famigerato) pizzaiolo egiziano. A Milano ce ne sono parecchi e spesso capita che si sia costretti ad ammettere che è migliore la pizza della pizzeria egiziana rispetto a quella della pizzeria italiana.
Sotto casa mia c'è una pizzeria da asporto e parlo di pizzeria che fa la pizza tonda classica, non di focacceria. Dopo anni che disgustavo la regolare pizza tonda e mi risolvevo a rivolgermi a quei pochi che fanno la pizza al trancio, ho ritrovato il gusto della pizza classica buona.
La pizzeria è gestita interamente da mediorientali, hanno perfino la kebabberia.
Non posso dire che usano solo ingredienti di alta qualità: la capricciosa è fatta con i sottolio per esempio, ma se scegli le pizze meno "scontate" ti trovi verdura fresca grigliata al momento, vera mozzarella di bufala e una pasta croccante, buona, tanto che qui quando si prende quella pizza non restano mai nemmeno le croste.
Purtroppo l'Italia ha un vizio: pretendere che le sia riconosciuta la paternità e tradizione di determinate cose (non solo in termini gastronomici ma anche artistici e culturali) poi, però, non fa niente per valorizzare realmente tali cose.
Quando arrivano altri che approfittano di questo stato di abbandono facendo quello che gli italiani dovrebbero fare c'è anche la presunzione di volersene lamentare.
Devo, però, fare almeno l'avvocato del diavolo riguardo la trasmissione che hai visto: sarà mica che il pizzaiolo americano ha infarcito di ingredienti top la sua pizza solo per quel programma?
Sai… tutto il mondo è un po' paese e per quanto senza dubbio ci sono quelli che ci tengono a mantenere sempre altamente qualitativi i loro prodotti ci sono anche quelli che cercano solo un po' di pubblicità. Si mostrano bene quando hanno visibilità poi al cliente qualunque rifilano il surimi dicendo che è polpa di granchio.
P.S. Se non ti spiace ti metto in lista amici 😛 Appena terminerò il mio calvario dietistico avrò una serata da dedicarmi per togliermi qualche sfizio e questo blog potrebbe fare al caso mio.
E… viva il brunello!
Sì, viva il brunello. Anche se non posso permettermelo, sempre… Ahinoi!