Addio Romolo e buon risotto sempre

Barisonzo

Da qualche parte, in qualche luogo-deposito, in una delle anticamere di morte che attendono tutti; in un luogo senza speranza si sta consumando il mio amico Romolo Barisonzo. Da anni non incontro più il suo sguardo, le sue parole, il suo elegante papillon… non ho il coraggio di andarlo a trovare e me lo ricordo così, con i suoi ricordi di guerra. Quando fu imprigionato dopo l’8 settembre e finì in Germania, ospite del fuhrer; lì, disperando, disse fra sé e sé che se fosse tornato sarebbe stato sempre domenica: ogni giorno il papillon e un buon risotto che per lui, novarese, era il piatto della festa.

E a lui ho pensato ieri mattina: parlavo con un’amica del famoso piatto di Gualtiero Marchesi con la foglia d’oro. E mi è venuto in mente lui. Anche se lui me lo immagino più alle prese con una paniscia novarese, magari accompagnata da un bicchiere rosso delle colline novaresi (e a fine pasto un cognac). Perché no, uno dei vini della Cantalupo di Ghemme che lui apprezzava (apprezza?) tanto! Ma non avrebbe disdegnato neppure un piatto così elaborato ed artistico come quello di Marchesi. Lui, il suo risotto e l’immancabile papillon.

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