Agnostici e fideisti a confronto

SDC10076I quattro albarinoL’Innominabile ha il senso del mistero, del silenzio, del divino… così, quando, la natura (o la Provvidenza, ai suoi occhi) gli dà uno stop, lui pensa sia un disegno provvidenziale e non logico. Tipo la peste manzoniana, per capirci. No, non può essere che uno se dorme tre o quattro ore per notte, se lavora duro, se guida per centinaia di chilometri… No, non può essere che la stanchezza ti faccia controllare meno il tuo corpo, facendoti scivolare su un po’ di ghiaietta in una discesa sconosciuta di Albissola; facendoti lussare la caviglia. No, non può essere: “è Dio –perché io credo in Dio- che vuole che mi riposi un po’”. Meglio dei sindacalisti e della mamma, direi. Un dio paterno. Ma lasciamo stare: il suo senso di mistero, che riempie ogni passaggio difficile della sua vita, riempie me di logico imbarazzo: avrà ragione lui? O sono solo illusioni? Fra una domanda ed un’affermazione esistenziale e l’altra, assaggiamo ben quattro vini (che ci aspettavano da un po’): quattro albariño spagnoli. Della Galizia, per essere precisi. La do (la loro doc) è quella, famosa del Rias Baixas. Una do che comprende anche i vini a base di contado e di rosal, ma di cui l’albariño è la star. Ottimi vini bianchi, profumati e freschi nel contempo. Forse i migliori bianchi di Spagna. Certo fra i più cari (il che spiega l’ologramma anticontraffazione che appare su ogni bottiglia). Il primo assaggiato è quello della Adegas Valminor, del 2006, 12,5°. Un vino dai leggeri profumi di frutta matura, esotica, agrumi… in bocca fresco, equilibrato, piacevolissimo. Voto, otto più. Secondo il Lagar de Cervere 2006, 12,5°. Profumava di miele, di fiori bianchi, di lievito-crosta di pane. In bocca è asciutto, un poco fresco e leggermente ossidato. Discreto. Sette e mezzo: ma era certo meglio l’anno scorso. Terzo, il Pazo de Señorans del 2007, 13°. Aveva i profumi un po’ chiusi, con un ricordo di fiori, di frutti a polpa gialla maturi, anzi stramaturi. In bocca era morbido, non troppo fresco, comunque equilibrato abbastanza. Non male. Sette. Quarto, il Pazo Serantelles del 2006, 12,5°. Profumi leggeri e misteriosi si erbaceo, di fiori –sambuco-, di rosmarino, di erbe aromatiche. In bocca decisamente meglio: con una dolcezza da ossidazione che bilanciava bene l’irruente freschezza. Non male. Sette.

Poi, mentre l’Innominabile pensava al suo dio e vendeva bottiglie, indicando con le grucce i cartoni e le bottiglie… l’ho lasciato, consigliandogli, laicamente (ma anche un po’ agnosticamente), di riposarsi un po’.

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