Entro al Vinitaly e telefono ad Umberto, giornalista di Bologna. Appuntamento, ovvio, al padiglione emiliano romagnolo. Stand dei colli bolognesi (“ma come è bello con la Vespa andare per i colli bolognesi…”). Cosa vuoi assaggiare? Siamo al tavolo con un sorridente vignaiolo, di cui mi sfugge il nome, proprietario dell’azienda vitivinicola Lodi Corazza di Zola Pedrosa (www.lodicorazza.it). Prima dei suoi vini, però, assaggio Il Comandante della Guardia, vino che Andrea, pure lui giornalista e pure lui di Bologna, mi aveva promesso ripetutamente. Chissà quante bottiglie se ne è bevute?! Prodotto da La Mancina nel 2004, è sicuramente un uvaggio, dichiara 13°. Al naso sa di caffè, ciliegie sotto spirito, cacao amaro, alcool; in bocca, invece, è asciutto, leggermente tannico, corposo. Equilibrato, nel complesso. Buono. Poi assaggio il Carrade, merlot di Lodi Corazza, annata 2004, 13°. Da uve di un vigneto trentanovenne. Sa di legno, caffè, cacao; in bocca dà buona acidità al palato, che bilancia il gran corpo. Buono anch’esso. Entrambi da carne, da formaggi stagionati… Da merenda sui colli bolognesi (“ma come è bello…).
Facciamo due metri. E ci spostiamo di qualche centinaio di metri sui colli. Siamo da Gaggioli (www.gaggiolivini.it). Sempre a Zola Pedrosa. La signora Maria Letizia ci accoglie con un sorriso e ci fa assaggiare alcuni suoi vini. Il pignoletto superiore del 2006, per incomiciare, ha 13,5°. Altro che vinello leggero e gagliardo. Questo è un peso massimo. Ha i profumi di un sauvignon blanc, in bocca è corposo, ma morbido da alcool. Pieno. Sorprendente. Da crostacei, pesce… Ma anche formaggi giovani, prosciutto… Il paragone al sauvignon non piace a Maria Letizia (“noi usiamo solo uve pignoletto…”). Suvvia, era solo per capire e non per accusare. Un sauvignon vero, poi, ce lo ha fatto assaggiare. Un cabernet sauvignon del 2003, 13,5°. Aveva i profumi vegetali, peperoneschi; poi, legno, note di caffé, ciliegie sotto spirito. In bocca, invece, era asciutto, dolce di alcool. Vinone. Ottimo con carni rosse, formaggi stagionati… Da merendone sui colli (“ma come è bello…”).
Qualche padiglione dopo, chilometri verso la pianura, approdiamo alla Umberto Cesari, azienda famosissima di Castel San Pietro Terme (www.umbertocesari.it). Assaggiamo subito il loro pignoletto dell’Emilia igt. Al naso si sentono note vegetali e di anidride carbonica (è frizzante). 11°. In bocca è morbido, anche se la nota dolce (residuo zuccherino) vira subito verso il secco, il leggermente amaro (“tipico” dice Umberto). Buono, nel suo genere. Poi assaggiamo il Tauleto, sangiovese rubicone igt, anno 2003, 14°. Anche qui, subito, le note selvatiche-vegetali del sangiovese che però velocemente sfumano verso il caffè, la cioccolata amara, l’affumicato, il tabacco, la liquirizia, la prugna secca, la frtta sotto spirito. In bocca è asciutto, leggermente amaro. Anche in bocca si sente la prugna. E non è male. Da abbinare a carni rosse e formaggi. Umberto mi dice che in questo vino usano un’uva autoctona per dare colore, il bursan, per un 10 per cento circa. Non male. Terzo è venuto il Liano, sangiovese e cabernet sauvignon, Rubicone igt, annata 2003, 14,5° tendenti ai 15°. Appena lo annusi, senti una nota di selvatico, erbaceo. Poi arrivano le spezie, il tabacco, la frutta sotto spirito, la prugna. In bocca è morbido (per forza, direte, con tutto quell’alcool!). Le note di amaro sono pressoché nulle. L’amaro dell’estrazione pari. Vinone. Da merende molto impegnative, con costine di maiale alla griglia direi. Ultimo è arrivato il Moma (o forse era arrivato prima, non ricordo). Un uvaggio di sangiovese, cabernet sauvignon e merlot. Anno 2003, 13,5°. Profumi di legno, tabacco, prugna… In bocca è subito asciutto, morbido. Buono. Anch’esso da merende feroci sui colli.
Saluto Umberto e ci diamo appuntamento sui colli bolognesi. Spero, però, che ci sia qualcosa da mangiare. Sennò con tutto quel vino!