Sulle tracce dell’Antilope Alpina di Annibale Bocchiola

Siamo arrivati in venti fino a Forno in Valle Strona, sabato 27 febbario, inseguendo le suggestioni gastronomiche-letterarie di Annibale Bocchiola (1913 – 2005), un “laghee” di Ghiffa, curiosamente amante della caccia di montagna, della buona cucina “d’alta venagione” e di un italiano ricco d’immagini inusuali, di accostamenti arditi, dal lessico contaminato: degno erede di un Dossi o di un Gadda per intenderci.
Responsabile della scorribanda, l’Accademico Rolando Ballestroni. Con la complicità della signora Elvira della locanda Il Tigli, la quale ci ha preparato un pranzo invernale (fuori la prima, tardiva neve di stagione) che ha visto un leggera entrata di pancetta speziata e pane nero con uvetta e noci; un ottimo risotto ai funghi e poi, ovviamente, il camoscio ai funghi eseguito seguendo la ricetta del Bocchiola, la ricetta dell’Antilope di Montagna tratta dal suo libro “Mal di Caccia” del 1976.
Il risultato è stato ottimo: una carne saporita ma non troppo; né grassa né magra; salsata al punto giusto per passare pane o polenta. E poi ottimi contorni: polenta in primis e poi purea di patate; ma anche un assaggio di tapelucco, di gorgonzola cremoso e di toma. E dolce alla fine, fra cui un’interessante Grappata il cui nome incuriosisce ma non esprime bene la piacevolezza complessiva del mix di amaretti, grappa e crema al cioccolato.
Un risultato, sia detto, partito da una ricetta che distrae certo anche il più pignolo dei cucinieri. Come non incagliare l’attenzione, infatti, leggendo di “liquido nettare”, di “areopago dei palati”, di stomaci fiacchi”, di “succo degli oliveti che si specchiano negli stagni”, di “funghi bronzati, colti a levante” … e via creando.
Ma chi era il misterioso Bocchiola. Leggiamo: “Nato a Ghiffa, sul lago Maggiore nel 1913, ad eccezione di qualche parentesi dedicata ai beccaccini delle risaie del Pavese, terra d’origine della sua famiglia, Annibale Bocchiola è stato cacciatore esclusivo di montagna, con una particolare predilezione per il cane da ferma. E la montagna, come lui stesso a più volte affermato, è stata la sua musa ispiratrice…. Un’esistenza felice di cacciatore e poeta… “Vecchia cacciatora”, edita da Carpena di Sarzana nel 1950 è considerata, da tutti gli appassionati di narrativa venatoria, la sua opera migliore… Ma il Bocchiola scrittore deve la sua notorietà a “Mal di caccia” edito da Editoriale Olimpia nel 1976, che contiene il racconto “Una beccaccia per Mirò”, da molti considerato come il più bel pezzo di narrativa venatoria, dedicato alla regina del bosco. Nel 2004 l’Editoriale Olimpia ha dato alle stampe “Fumo di baita”, che raccoglie alcuni racconti apparsi su “Diana”, tra il 1960 ed il 1982”.

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