A Gattinara, domenica 11 us, Massimo Delzoppo, giornalista ed appassionato storico locale, ha tenuto un’interessante prolusione sulla storia della viticoltura dell’Alto Piemonte. Sede, l’Azienda Agricola Nervi. Due i filoni trattati: l’importanza che la viticoltura dell’Alto Piemonte ebbe in epoca romana e un po’ oltre; e l’origine del nome “spanna” che da tempo designa il nebbiolo prodotto in loco. Partiamo da quest’ultimo ragionamento. Interessante.
L’uva nebbiolo nel novarese è stata per anni chiamata “spanna”; più a nord, in Ossola, “prunent”. Due parole di origine incerta che hanno dato spazio alle teorie più curiose. Per alcuni, ad esempio, la parola “spanna” deriverebbe da una supposta origine spagnola, da “Spagna” appunto. E potrebbe essere stata portata nel novarese dal vescovo Mercurino, un gattinarese alla corte dell’Imperatore Carlo V, quello sul cui impero “non tramontava mai il sole”. Ipotesi priva di ogni prova a favore. Se non il fascino e la curiosità che si prova quando la “grande” storia interseca quella “minuta” di paesi e campagne lontane dal centro, dai vari centri del Mondo.
Per Massimo Delzoppo, inoltre l’origine del vitigno nebbiolo si deve cercare in Francia, in una parentela con lo syrah. E non certo in Spagna.
Sull’altra ipotesi che l’uva “spanna”, cioè il “nebbiolo”, fosse l’uva “spionia” citata da Plinio, Delzoppo ha ricordato come Plinio, persona non sempre ben informata sui fatti subalpini (cita ad uopo un simpatico coniglio delle Alpi alato che Plinio dava per vero), dicesse che detta uva “spionia” fosse tipica del ravennate e probabilmente il suo nome è da collegare a Spinea. Ma c’era anche nell’alto Piemonte? Delzoppo dubita…
Da dove arriverebbe dunque il nome “spanna”? Per Delzoppo si tratterebbe di un sistema di allevamento della vite, “altinus spanis”, come documentato da un documento del 1350, cioè “tenuti a spanna”, che prevedeva la piantumazione delle barbatelle ad una certa distanza l’una dall’altra, con sostegni artificiali, a ramo secco, e non abbinando la vite con alberi, cosa che si faceva e che –sia pure minimamente- si fa ancora oggi. La coltivazione “a spanna” era indicata per vini di qualità, mentre le alberate davano frutti di diversa maturazione e dunque vini più acerbi, aspri, da far invecchiare nel legno e da ossigenare prima del consumo.
Accettata, invece, almeno per ora, l’idea che il nome dell’uva nebbiolo, e il suo clone ossolano, il prunent, derivi dalla “nebbia” che ricopre gli acini, la pruina, come le prugne ricoperte di questa polverina bianca.
E la viticoltura nell’Alto Piemonte? Antica e di alto livello da sempre. Almeno a giudicare dai manufatti artistici rinvenuti nell’area: dalla Coppa Trivulzio alla Brocca della Buccina. Due testimonianze di altissimo artigianato che accompagnavano certo una cultura ed una economia vitivinicola di alta qualità.
Spanna e non Spagna
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