Ricevo un Comunicato Stampa e, confesso, di aver capito il tema ma non le riflessioni. Forse sarebbe stato meglio seguirlo di persona e forse si trova su YouTube. Ma intanto leggiamo:
Convegno a Napoli. Su etichettatura europea “serve approccio equilibrato e non penalizzante”. Il tema è chiaro, bene.
“Bisogna evitare la deriva dell’autoreferenzialità e occorre investire nell’ascolto degli altri. L’umiltà di Giampaolo Gravina, il filosofo e divulgatore che per una vita ha parlato di vino con un linguaggio nuovo, recentemente scomparso, è una grande lezione da seguire”. Lo ha detto Sandro Camilli, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier, in occasione dell’incontro “Il linguaggio del vino, dalla formazione ai social” promosso da Ais a Napoli. Cosa è la “ la deriva dell’autoreferenzialità” e cosa comporta “investire nell’ascolto degli altri”? Non so, magari fare degli esempi. O se sono stati fatti, citarli.
Andiamo avanti: “Quanto al tema dell’ etichettatura a livello europeo, “è necessario un approccio equilibrato, lontano da ideologie e da irrigidimenti. Bisogna puntare sulla qualità, difendendo il valore culturale del vino”, ha osservato Camilli”. Ok, questo è più chiaro. Ma un esempio o un’idea per spiegare?
Più difficile da immaginare invece in cosa consista: “Il nostro linguaggio deve avere coerenza, deve investire nel collegamento con il territorio, comunicando correttamente il mondo del vino”, ha aggiunto Tommaso Luongo, presidente Ais Campania”. Coerenza? Collegamento? Anche qui un esempio avrebbe generato luce in un discorso oscuro. Ma forse gli esempi sono stati fatti ed è solo l’ufficio stampa a non riportarli. Non so e non capisco. Per il resto il Comunicato Stampa prosegue nella sua oscurità. Ed alla fine non capisco molto dei contenuti: li intuisco, ma non so se sono reali. Se si è trattato di mala comunicazione o se, davvero, nel Convegno non si è detto nulla di concreto o se si è parlato dell’Essere e del Non Essere di Parmenide. Boh!?
Leggete anche voi: “Dal canto suo Camillo Privitera, responsabile eventi di Ais, ha osservato che “questo convegno è un’occasione importante per cogliere spunti e approfondire un tema quantomai attuale”.
“Il mio obiettivo è fare amare il vino alle persone: da tempo, infatti, il mio claim è ‘dall’esperienza del gusto al gusto dell’esperienza’, perché penso occorra sentire il vino come un ‘tutto’ che va oltre il sapore e il profumo. Negli anni ho provato a costruire dei modi diversi da quello convenzionale con l’attenzione all’inclusività”, ha proseguito Nicola Perullo, filosofo ed esperto sensoriale.
Secondo l’enologo di fama mondiale Roberto Cipresso “il vino è passato dalla crisi del metanolo all’Intelligenza artificiale e alle fake news”. Per l’enologo “esistono due categorie di vini: quelli che danno soddisfazione, con l’identità, la pulizia, l’ordine, l’abbinamento, che sono coerenti con il proprio carattere varietale; e poi ci sono i vini che emozionano, quei vini il cui assaggio è un viaggio, un film, un’esperienza. Credo sia prioritario portare l’emotività in questo mondo con un linguaggio universale”.
Giulia Sattin, blogger e comunicatrice digitale, ha affermato che “c’è sempre una maggiore attenzione ai contenuti di qualità, che devono essere sempre più snelli, comprensibili, semplici. Bisogna cercare di far vivere alle persone un’esperienza, stimolandole a ritrovarsi tra loro”.
Cristiano Cini, membro del comitato esecutivo didattica Ais, ha concluso osservando che “la parte più importante del mondo del vino è quella legata all’esperenzialità. Certamente i canoni classici sono importanti, ma la didattica moderna deve aprirsi, bisogna comunicare un modello nuovo e contemporaneo. Oggi fare emozionare le persone è tutto”.
Ma anche far capire, mi verrebbe da aggiungere!