Ieri, a pranzo, una simpatica ed anziana signora, accademica della cucina, mi ha espresso il suo disappunto per la nuova mania milanese delle polpette. Locali in cui si va a mangiare polpette. “Ma non sai mica cosa c’è dentro!”. No, cara signora non si sa proprio. Provo a fantasticare. Se a cucinarle fosse mia madre, direi che vi potremmo trovare un mix di avanzi di pollo e di coniglio, pan grattato, cubetti di mortadella di bologna economicissima, prezzemolo, sale, pepe… e quant’altro ci stesse ed avesse mia madre in frigo. In padella con olio di semi e salvia. Se troppo insapori, le annegherebbe nella salsa di pomodoro. Se a farle fosse la mia ex suocera, Angiolina, direi carne di prima qualità, poco uovo e pan grattato, burro per cuocerle e un poco di salsa rossa per insaporire. Ma siccome a farle sono in molti, ci si deve fidare. Ecco un po’ di nozioni prese da “Food & Beverage” del marzo di quest’anno: Elio Sironi propone le Polpettine di vitello al suo Ceresio 7; c’è un “fiorire di locali dedicati alla polpetta, da Cecilia a Bolpetta, dalla Polpetteria a The Meat Meatball Family”; a Villa Maiella vengono proposte le tradizionali abruzzesi polpette a base di formaggio e uova: fritte o al sugo; Francesco Apreda chef dell’Imàgo dell’Hotel Hassler di Roma racconta che a New York la polpetta è autentico made in Italy; a Milano invece è iniziata un’invasione di polpette con Cicilla, una polpette ria cooperativa; in chiave appetizer, il ristorante romano Agata e Romeo propone delle piccole polpette di pesce; ed infine è decisamente favorevole alle polpette Ilario Vinciguerra che le propone nel suo bistrot a Gallarate. Che dire? Che stasera apro il frigo e vedo di fare un po’ di polpette creative…
Polpette
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