Nuvola Bianca

Prima di Natale me ne aveva parlato Romina di Slow Food (e non solo), mostrandomi anche una foto eloquente: la fila sotto i portici di via Po, a Torino, di persone in attesa di poter acquistare la Nuvola Bianca di Ghigo: quasi fosse un nuovo telefonino o un nuovo orologio. Una fila vera, composta, paziente. Perché la Nuvola non si prenota: si aspetta e si paga (oltre i 40 euro al chilo). Un meccanismo ormai familiare per chi conosce certi dolci iconici torinesi – penso alla brioche a forma di Mole Antonelliana, alla brioche cubica e ad altre creazioni simbolo – dove il desiderio passa anche dall’attesa e dalla disponibilità a pagare il giusto prezzo per un’esperienza particolare.

La Nuvola Bianca nasce nella storica Pasticceria Ghigo, ed è, nella sua essenza, un pandoro glassato di burro e ricoperto da uno strato finissimo di zucchero a velo. Una “nuvola”, appunto: bianca, soffice, apparentemente semplice. “Il Pandoro di Torino” secondo alcuni, molti.

Romina mi aveva anticipato l’effetto che fa: «ai miei ospiti è piaciuta tantissimo, al punto che dopo diventa difficile considerare buoni gli altri». Una frase impegnativa, di quelle che alzano l’asticella. Poi è arrivato il gesto più bello: me ne ha regalata una versione piccola.

L’ho mangiata ieri e oggi a colazione. E sì, posso confermare.

È un dolce davvero buonissimo. Profuma di burro e di zucchero in modo netto ma elegante. È morbido, elastico, mai secco, con una consistenza che resta piacevole in bocca. Non stanca, non appesantisce, accompagna. Ha un’eleganza misurata. Dopo averla assaggiata, la fila sotto i portici di via Po diventa perfettamente comprensibile. La Nuvola Bianca non è solo un dolce natalizio: è un piccolo rito torinese, fatto di attesa, di tradizione e di qualità altissima.

Davvero buono.

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