Mussolini ed Allah

La signora che ha messo il Duce sullo scontrino del suo bar mi fa tenerezza, un po’ come la signora che un paio di anni fa non chiedeva il green pass nel suo locale. Tenerezza perché sono ignoranti, cioè ignorano che il bar è un locale aperto al pubblico dove può entrare chiunque e chiunque deve essere rispettato nella sua persona. Che c’entrano dunque le idee del gestore? Danno un valore in più al servizio? No, nessuno. Anzi offendono una parte della clientela. Un medico che esponesse la foto di Stalin o di Pol Pot che vantaggi darebbe alla sua clientela? Nessuno, appunto. Un inutile e fastidioso orpello. Un orpello su cui si deve però riflettere e non liquidare come folclore. Un po’ come il Generale che esprime pubblicamente idee che nulla c’entrano col suo lavoro. Un po’ inquieta.

Arrivo fresco fresco da Sarajevo, il cui centro storico è diventato un resort turistico per islamici radicali. E dove è impossibile trovare alcolici. E’ giusto o sbagliato che un gestore decida cosa vendere? Questa è una domanda da farsi. E’ giusto che l’ideologia animi la gestione di un locale? Niente carne in un ristorante vegano? Niente prodotti stranieri in un bar fascista? Nessun prodotto del capitalismo in un bar comunista? Niente alcol in un bar islamico? Voi dite: si può scegliere. Ok, ma in molti paesi italiani non si può scegliere. Ok, prendi l’auto e ti sposti: ma è giusto? E poi se il servizio è pubblico perché il gestore lo tratta da privato? Non so, ma io comincerei a riflettere.

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