Meglio un panetto di burro che un museo

Latteria Turnaria

Stamani sono andato all’inaugurazione del Museo antropologico ricavato nei locali dell’ex latteria turnaria di Casale Corte Cerro (Vb). Non è il primo museo del genere anche in zona. E più di altri mi ha messo tristezza. Sì, perché, per arrivare là, ho passato almeno tre grossi edifici di fabbriche che hanno smesso di produrre ed anche nell’area della latteria si affacciano uno o due laboratori che una volta costituivano il tessuto dei terzisti dell’industria metallurgica locale. Per cui, oggi inaugurano un museo dedicato ad un’attività, quella agricola parcellizzata che una volta era l’economia delle montagne, che non è più da un centinaio di anni o poco meno; ma già sono da “museare” le fabbriche ottocentesche e novecentesche che avevano sostituito il povero lavoro contadino, trasformando legioni di agricoltori in operai.
Un Museo, quello della Latteria Turnaria che testimonia dunque un’epoca finita a causa di una trasformazione economica già a sua volta finita. Ed oggi? Oggi ci si deve inventare: un po’ di turismo dedicato (e in questo il Museo ci può stare), piccole imprese innovative (ma la gente deve studiare tanto e la burocrazia sparire), valorizzazione del territorio (perché non buttare giù vecchi opifici e vecchi palazzoni?) e dei prodotti tipici. In questo senso, credo che, se la restaurata latteria Turnaria fosse collegata un un rinascente progetto agricolo, i visitatori che saranno portati là grazie all’impegno di volontari e ai (sempre meno) denari pubblici potrebbero comprare un pezzo di formaggio, un panetto di burro… portarsi a casa un po’ di quell’”esperienzialità” che sembra segnare il turismo moderno.
Se non sarà così, il Museo rimarrà un oggetto vuoto, testimone negletto di un’epoca; circondato poi, ironia, dai manufatti di una civiltà industriale che aveva distrutto le micro agricoltura locale. Amen due volte!

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