Mi manda una nota la segreteria: dopo Coop ed Esselunga, anche Amazon pensa alla scuola. Se ti registri e fai acquisti, parte dei soldi saranno donati alla scuola che scegli tu. Una buona idea. Un segno di simpatia per noi che lavoriamo nella scuola e che non ci ascoltano neppure per dire la nostra (chennessò, sui tanto propagandati banchi a rotelle per esempio). Soprattutto poi, per la mia scuola, con tanti problemi ed incastonata in un paesello convinto di essere un feudo a parte. Ieri, commentando la notizia che ci vorrebbe tutti al Rosmini, un mio corrispondente ha battibeccato con una signora di Stresa a cui non andava giù che la nostra scuola occupasse gli spazi (vuoti) delle scuole elementari, “pagate coi soldi degli stresiani”. A parte che è da provare e a parte che a Stresa i giovani diminuisco come altrove (e le aule si liberano), ho ritrovato per l’ennesima volta la chiusura da strapaese, quasi che l’Italia fosse un insieme di monadi. Per cui, mi consola che una multinazionale ci pensi e ci voglia aiutare e mi sorprende che il paesello invece no, ci snobbi. Meglio Amazon. Altro che comprare in paese.
