Io e la Letteratura

Ad inizio dicembre sono stato a Trieste e come in un pellegrinaggio sono andato al cospetto delle tre statue di letterati che sono state poste nel centro città: Saba, D’Annunzio e Joyce. A chi era con me e mi chiedeva rispondevo che a questi (e ad altri) signori debbo il mio pane quotidiano. Sono infatti anni che insegno letteratura e storia e sono anni che la collettività mi paga (poco, ma questo è scontato) per raccontare di loro. Una passione che ebbi in gioventù: anni di letture feroci, continue, curiose… alla ricerca del “Sacro Graal” nascosto fra le pagine di un libro dell’infinita biblioteca di Babele evocata da Borges e da Eco. Oggi però sono diverso: leggo meno perché debbo leggere di più.Leggo meno libri a caso, meno ancora di letteratura italiana; leggo molti articoli, faccio relazioni, articoli, post; leggo centinaia di acerbi compiti giovanili da correggere e giudicare. Ma intanto mi pagano sempre quei signori che trovo ricordati nelle vie, nelle statue, nelle scuole…

La mia devozione però non è solo un ringraziamento, ma anche la convinzione sempre più concreta che letteratura e vita siano collegate e non, per usare un’immagine facile, un sopra e sotto; che siano infatti in rapporto fra loro e si influenzino reciprocamente, ogni giorno; ogni anno; da sempre. Per cui, i signori di cui sopra (e tutti gli altri ovviamente) non sono solo degli “autori” ma parte integrante del nostro essere, del nostro modo di pensare, del nostro presente. Realtà e non narrazione fantastica. 

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