Ieri sera sono andato a mangiare una pizza con amici ed ho approfittato del fatto che il ristorante pizzeria aderisse all’iniziativa di Slow Food (http://www.slowfood.it/un-futuro-amatrice-locali-aderenti/) per mangiarne una. Era come la ricordavo: un piatto saporito, greve, unico, non elegante, sporchevole… ma decisamente soddisfacente: sia con sia senza formaggio o sia con sia senza peperoncino.
Spero che sia servito qualcosa. Il gestore era scettico. Da buon campano ricordava ancora gli sprechi e i furti fatti dopo il terremoto in Irpinia. Non posso dargli torto. Ma il mondo, forse, è migliorato. La politica non è più ingessata dalla Guerra Fredda: si vota con maggiore libertà e le rendite di posizione non esistono più. Vedremo, stiamo attenti senza chiudere le porte alla speranza.
Ne mangerò ancora dunque di amatriciane, di bucatini all’amatriciana. Ne mangerò ancora, pensando ai miei connazionali morti, alla tradizione salvata dalla Pro Loco di Amatrice, al fatto che alla fine c’è voluta una disgrazia per impedire che ne facessero continuamente scempio linguistico: non Pasta alla Matrciana, ma Pasta all’Amatriciana!
Lo avranno capito tutti, credo.