La Fuga di Logan

La Fuga di Logan

Questo l’avevo scritto nell’agosto del 2011, ma le cose non sono certo cambiate. Almeno da come mi raccontano i genitori dei miei allievi (ex o non ancora ex).

Sorridono tutti sulla copertina del supplemento “Sette” del “Corriere della Sera”, così come sorridono tutti alle pagine 38, 39, 40, 41, 42, 43 e 44. Sorridono tutti, cuochi, aiutocuochi, lavapiatti, maitre e camerieri; tutti sotto il cappello dell’articolo lungo “Benvenuti nella Fabbrica delle Stelle” (Camilla Baresani scrive). Servizio dedicato ai ristoranti (alcuni) stellati d’Italia. Di scena, La Pergola, Al Sorriso, Da Vittorio e Dal Pescatore…

Sorridono tutti ma a me è tornato in mente un antico film di fantascienza, “La fuga di Logan”. Lo vidi, ragazzo, ad un cineforum. In una città del futuro vivevano tutti felici sotto la guida di un computer, mega, regalato loro dagli antichi. Lì erano tutti giovani. Ad un certo punto della loro vita, le persone venivano “rigenerate”, se non ricordo male… Ma Logan esce dalla città e trova un vecchio e scopre che le persone venivano semplicemente uccise e che la loro vita dorata si fondava sulla menzogna…

Anche nelle foto del servizio sono quasi tutti giovani, giovanissimi. Sì, ovvio, non tutti: i cuochi protagonisti non sono giovanissimi (qualcuno di più e qualcuno di meno); poi ci sono alcuni altri non giovanissimi: una signora di mezza età sorride un po’ imbarazzata, in fondo alla foto dedicata Al Sorriso. Sarà la lavapiatti? Una parente?; due trentenni fanno capolino nella foto de La Pergola; la famiglia Cerea alza la media nella foto del Da Vittorio; e altrettanto si può dire della famiglia Santini… però, tutti gli altri hanno a malapena venti, venticinque anni; molti nemmeno quelli… che fine hanno fatto gli altri: i 40enni, i 50enni e i 60enni prossimi alla pensione? Li hanno “rigenerati” pure loro?

In realtà, se il fotografo tornasse in quei ristoranti fra uno, due anni, non troverebbe più nemmeno quei giovanissimi. A loro volta “rigenerati”, perché non assunti ma lì per “stage”, “alternanza scuola lavoro”, periodi più o meno lunghi di lavoro non pagato. Se non addirittura pagato da loro (il vitto e l’alloggio, per esempio). La ragione è semplice: vuoi imparare il mestiere? Vuoi mettere sul tuo curriculum il nome prestigioso di quel ristorante? Vuoi aprire delle porte al tuo futuro? E allora vieni a lavorare, gratis… E’ sempre stato così, ma se le foto (e ciò che ti raccontano) testimoniano che ora si sta esagerando: brigate di cucina da dieci, dodici elementi in cui ad essere pagati sono, alla fine, due o tre persone, se va bene: l’aiuto cuoco (che è poi quello che cucina veramente, lo chef è fuori, in sala, a parlare, a presentare o è ad insegnare altrove) e il lavapiatti (chissà perché un  mestiere che nessuno vuole imparare). E’ l’”effetto Logan” da cui sono stato colpito. E’ l’esagerazione: uno, due, ogni tanto, anche sempre… ma con misura, si può accettare un simile stato di cose… ma di più no, anche perché poi si scivola solo nello sfruttamento e nell’antipatia sociale (come, cento euro a testa e poi non pagano gli stipendi?). E poi, se si generalizzasse, perché non applicarlo anche in altri settori: lavori per Armani, fallo gratis; lavori per la Ferrari, anche… follia! E poi poca, nessuna giustizia sociale, scarsa redistribuzione del reddito, diminuzione degli acquisti… Male, tanto male per tutti… Nessuna “rigenerazione” semmai “sfruttamento”.

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3 thoughts on “La Fuga di Logan

    1. Mah, non credo che li possa preoccupare la mia opinione, a cui poi possono liberamente rispondere. Semmai la crisi in cui si dibatte l’alta ristorazione in toto: mancano soldi e si aguzza l’imgegno… Però sfruttare i sogni e l’ingenuità degli altri non mi va. Anche perché, alcuni di questi ristoranti, non hanno rispetto per i giovani, non li aiutano a crescere, non li motivano. Li usano e basta. Poi si dovrebbero dare regole certe anche in questo campo: noi, quando gli studenti vanno in stages, li seguiamo, li accompagnamo, li esaminiamo… e se uno va direttamente da questi, chi controlla? Imparano o no? Non so, ho tanti dubbi, ma qualche volta mi sembra che sia solo lavoro in nero… perché, allora non essere più pragmatici. Libertà di assumere e licenziare, paga base all’inizio, etc etc… se poi uno vale, viene assunto. Servirebbe anche e mettere fuori mercato i ristoranti che nel mercato non ci possono stare… aloah!

      1. Si, condivido in toto, ne ho un esempio proprio di fronte a casa. Una continua girandola di ragazzini alle prime armi , in sala e non….

        Comunque il mio commento precedente era riferito alla perdita della terza stella 😉

        Saluti

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