Nei giorni scorsi ho accompagnato due classi prime in un’uscita didattica in Val Antigorio, un’esperienza ricca di spunti culturali e umani, che ha permesso ai ragazzi di entrare in contatto diretto con tradizioni e realtà produttive del territorio.



La giornata è iniziata con la visita alla Latteria Cooperativa Antigoriana nella sede di Oira di Crevoladossola. Successivamente ci siamo spostati presso l’antica Latteria turnaria, ancora oggi attiva, sempre ad Oira, dove abbiamo assistito a una dimostrazione di produzione del formaggio. Un momento particolarmente significativo: i ragazzi hanno potuto osservare dal vivo un processo che spesso conoscono solo in modo teorico, riscoprendo il valore del lavoro artigianale e della continuità delle tradizioni. Ringrazio vivamente la dirigenza della Cooperativa e i gestori della Latteria Turnaria e i nostri accompagnatori: Giovanni Tacchini e Roberto Garrone per il tempo, la pazienza e la conoscenza che hanno regalato, mostrato e trasmesso ai ragazzi.
La visita è proseguita presso l’Erba Bona, una società cooperativa femminile che gestisce un essiccatoio a Verampio di Crodo. Guidati con passione e competenza dalla signora Vittorina, gli studenti hanno scoperto un’altra importante realtà locale, fatta di impegno, collaborazione e valorizzazione delle risorse del territorio.
Un ringraziamento particolare va anche alla signora Franca della Trattoria di Campagna, che con grande disponibilità ha accolto il nostro gruppo permettendoci di pranzare al coperto, risolvendo una difficoltà organizzativa non prevista. La pioggia.
Accanto agli aspetti positivi, tuttavia, non sono mancate alcune riflessioni. Come spesso accade, all’interno del gruppo si sono manifestati atteggiamenti diversi: accanto a studenti curiosi e partecipi, una parte ha mostrato disinteresse totale, mentre altri si sono concentrati più su aspetti organizzativi, come gli orari o il rientro, piuttosto che sull’esperienza stessa.
Sono dinamiche note a chi insegna da tempo. Dopo molti anni di lavoro nella scuola, si impara a riconoscerle come parte di un percorso legato anche all’età degli studenti. Ciò non toglie che, talvolta, possano generare un senso di fatica: organizzare occasioni di apprendimento autentico, fuori dall’aula, richiede energie e dedizione, e non sempre si traduce in un coinvolgimento immediato da parte di tutti.
Eppure, è proprio in queste esperienze che risiede il valore più profondo dell’insegnamento. Anche quando l’interesse non è evidente, anche quando sembra che tutto scorra senza lasciare traccia, qualcosa resta. Magari in pochi, magari in modo silenzioso, ma resta.
Dopo trent’anni di insegnamento, la consapevolezza è che educare significa anche questo: seminare, senza avere sempre la certezza di vedere i frutti. E, nonostante la stanchezza che può accompagnare la fine dell’anno scolastico, è proprio questa consapevolezza che permette, ogni volta, di ricominciare con rinnovata energia.
Un grazie sincero, infine, a tutte le persone e le realtà che ci hanno accolto con generosità, dedicando il loro tempo e condividendo il loro sapere coi giovani. Sono loro a rendere queste esperienze davvero significative.