La vite viene allevata nell’Ossola fin dai tempi più antichi. Ancor prima della romanizzazione.
Furono infatti gli etruschi a piantare i primi tralci al Nord, facendoli crescere sulle piante. Erano vini pieni di struttura, gusto e corpo. Necessitavano di affinamento e d’essere decantati prima di essere bevuti: a tale scopo sembra servissero i cosiddetti vasi a trottola rinvenuti nella necropoli di Pedemonte (Gravellona Toce). Fra i vini più documentati storicamente c’è il Prunent, di cui si parla in un lascito del 1309 a Domodossola. Il nome stesso ci riporta indietro nel tempo: potrebbe derivare dalla radice etimologica “pruina” (brina) oppure da “prunum” (susina, prugna). La prima un chiaro riferimento al periodo della vendemmia (ottobre), ricco di nebbie e brine mattutatine, mentre la seconda ricorda la patina bianca che accomuna gli acini di nebbiolo e le prugne.
Il Prunent è prodotto da uve nebbiolo e ha colore granato; profumo intenso e persistente; gusto pieno e ricco di frutta e spezie, struttura importante con presenza di tannini. Si abbina molto bene coi piatti più saporiti della tradizione locale (a base di formaggi stagionati, carne, selvaggina, insaccati). Ma è ottimo anche da solo.
Il Mutun a la Sau
E’ uno dei piatti più famosi dell’Ossola, di cui di vocifera un ‘origine argentina, che ben s’accompagna per la sua ricchezza di sapori ad un vino importante come il Prunent.
Le dosi per quattro persone prevedono un chilo di carne di carne di pecora o montone, sale e pepe. A parte realizzate una salsa (Sau) con mezzo litro di vino bianco, 200 grammi d’olio, un decilitro d’aceto, alloro, rosmarino,salvia, prezzemolo, aglio, timo, maggiorana, grani di pepe e bacche di ginepro. Mettete in una bottiglia tutti i profumi, il vino, l’olio e l’aceto, mescolandoli bene. Tagliate a pezzi il montone ed irroratelo con la “Sau” ottenuta. Poneteli a cuocere sulla brace a fuoco lento, bagnando di tanto in tanto con la salsa. Salate, pepate e servite la carne ben calda