Drinking FVG

Drinking FVG

Tre vini simbolo del Friuli Venezia Giulia (FVG per abbreviare) mi sono stati proposti in degustazione a Villa Manin, un paio di settimane fa. Mi sono stati proposti proprio come vini- simbolo dell’estremo Est del mio Paese.

Il primo era una Ribolla Gialla spumantizzata da Collavini, metodo classico, annata 2012. Una valida alternativa alla montante marea modaiola del prosecco. Un vino piacevole, in cui ho sentito agrumi, limoni verdi (il degustatore, invece: fiori gialli e mela); in bocca fresco ma equilibrato nel suo genere. La ribolla gialla è stata spumantizzata per la prima volta proprio da Collavini, ma oggi sono in molti a produrla.

Secondo vino-simbolo del FVG, un Friulano Keber Collio del 2015 (ex tocai, per capirci), più un po’ di altri vitigni autoctoni. Io l’ho trovato corposo, con profumo di frutti bianchi, tipo pera per capirci. Il dgustatore, invece, individuava fori di sambuco, mandorla. In bocca era piacevole, corposo, con leggero finale amaro. Mandorla. Leggera mandorla. Nel complesso un gran vino. Nulla da aggiungere infine alla porcata del nome ceduto all’Ungheria. Una porcata è stata e basta (opinione, affermo).

Terzo vino-simbolo, un Terrano del Carso 2015 (o Refosco d’Istria) Castelvecchio. A me, al naso, ricordava prugne e ciliegie, amarene; in bocca era fresco, asprigno. Vino tipico del Carso, del Monte San Michele cantato dal poeta Ungaretti. Patria delle osmize. Dei salumi, della brovada… particolare. Deve piacere. E mi dicono questa essere una versione “addomesticata”. Là, sul Carso, bello freddo, fanno bere più aspro. Da provare.

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