Si chiacchiera a Natale, volentieri, del più e del meno: alla mia sinistra Aris, fra una sorsata di birra autoprodotta (sì, viva l’autarchia!) ed un bicchiere di Valtellina Superiore Fondatore Balgera 1998 (sì, viva il libero commercio!), mi dice che da pochi giorni “è proibito l’uso di additivi chimici nei ristoranti… una nuova legge, recentissima”. Non ne so nulla e così, a sera, esploro il mondo web ed in effetti, sì, trovo traccia di questa notizia, di questa ordinanza un po’ surreale, invero; forse mal data, anticipata, fasulla… ma vera. Cosa significa infatti “additivo chimico”? Esiste differenza fra il naturale e il chimico? Sì, bene, ma dove passa il confine del giusto e dell’ingiusto? Io pensavo fosse quello della salute umana. Mi sfuggiva qualcosa, almeno al ristorante. Sì, perché tutti quei coloranti, conservanti, emulsionanti, aromatizzanti… che si trovano nei prodotti comprati, quelli vanno bene? Sì, dicono perché nell’industria li sanno dosare bene. In tutte? Anche in quelle piccole? E i cuochi no, sono degli incapaci? Bho… Poi detto alla televisione. I politici non possono farsi aiutare nelle loro decisioni da qualcuno che non sia la televisione commerciale? Bho?… Il tutto non è chiaro né chiarito, proprio perché tale legge nasce dal tormentone di “Striscia la Notizia” che c’è l’ha da tempo con Ferran Adrià (considerato dai più, non solo in Italia, il miglior cuoco al mondo: non dimentichiamolo!) e la cosiddetta “Cucina Molecolare”. Posta, erroneamente, in antitesi alla cosiddetta “Cucina Tradizionale”. Ma anche, in termini più provinciali, opponendo la cosiddetta “Cucina Tradizionale Italiana” alla cosiddetta “Cucina Internazionale”. In questo periodo oscuro, molta gente è ansiosa e i nemici gli vengono creati anche a tavola, oplà, da compiacenti politici-giornalisti psicologi (o prigionieri anch’essi dell’ansia?): una volta è la “Cucina Molecolare” (ma chi l’ha vista mai?), un’altra il kebab nei centri storici (e la nostra pizza all’estero?), un’altra ancora il pangasio (che non si capiva come faceva ad essere così malvagio, se non ha mai fatto male a nessuno?)…
Il buon vino di Balgera ha scaldato le bocche e gli animi di tutti ed ha messo in moto il mio cervello così, appena arrivato a casa, sono andato a sfogliare un libro che sto leggendo, “Il formaggio con le pere: la storia di un proverbio” di Massimo Montanari, dove avevo letto una frase che fa al caso nostro. Eccola: “un prodotto alimentare non è mai un semplice oggetto nutrizionale, o dietetico, ma tende a configurarsi come un soggetto dotato di una sua personalità, di un ben preciso ‘statuto’ sociale” (pag. 20). Ecco, lo ‘statuto’ sociale della cosiddetta “Cucina Molecolare” (chi la sa definire? Chi la conosce veramente fra quanti ne hanno paura?) è quello di essere “il nemico”; un qualcosa di antipatico e negativo a priori. I politici-giornalisti dal fiato corto lo capiscono e, voilà, ecco un ergersi a difesa, un combattere il mostro, il nemico… poco importa se l’ordinanza creerà danni economici a molti, farà confusione, renderà ancora più ignoranti le persone perché non informate (ma chi bruciava le streghe sapeva? ragionava?) e decadrà, come giusto che sia, perché illegittima, ingiusta, goffa… Meno male che siamo –meno male davvero- sottoposti a direttive europee, così la nostra paranoia provinciale non sarà gradita né capita… si stempererà con altre paranoie provinciali. Chissà se in altri Paesi europei hanno ansie simili? Magari ce l’hanno coi cibi italiani: la pizza cancerogena, il pesto altrettanto, le pastasciutta che fa venire la cellulite… chissà?
E se obbligassero, semplicemente, i ristoranti che (pochi) usano additivi a dichiararli sul menù?
E poi con chi se la potrebbero prendere?
Buon Natale che la libidine ci colpisca.
Un tuo stimatore
"il Fondatore" che è presente nel lista Alser è un gran bel vino, ti auguro di potere provare lo Sforzato di Balgera.
Ciao
Mauro