Io e Campello Monti

Non ricordo quale sia stata la prima volta in cui sono andato a Campello Monti. Forse con Isabella e sua madre Angiolina. Non credo che suo padre Gianni ci fosse: odiava la montagna, le curve e i luoghi che sapevano di antico. Immagino sia stata una passeggiata leggera e piena di curiosità: il bosco, le cappelle votive, il paesello disabitato ma non abbandonato, i casolari cadenti o ancora caricati, il piccolo cimitero, i prati, i suoni della natura… ricordo la sorpresa del nostro arrivo: le case abbarbicate, belle, la chiesa aggettante, le fontane, il piazzale, il bar dove bere qualcosa… un paese elegante, con pretesa di cittadina, in un angolo sperduto delle Alpi sotto il Monte Rosa… Voi direte, si può ricordare una sorpresa? Sì e poi la provo ancora oggi e di sicuro fu più forte allora: era la prima volta! Il ritorno fu certo facile ed allegro e ci fermammo di sicuro a cena al Leone di Forno: il Lalo ai Cerani e l’Elvira non esercitavano ancora in loco.

Non ricordo quale sia stata la prima volta in cui sono andato a Campello Monti. Forse con Isabella e sua madre Angiolina. Non credo che suo padre Gianni ci fosse: odiava la montagna, le curve e i luoghi che sapevano di antico.

Un innamoramento o solo curiosità, non so ancora… tornai, sono tornato a Campello più volte: da solo o in compagnia: con Paola, mio figlio Filippo piccolo, Azzurra cane di Monica, con una ragazza di Lugo di Romagna che non ricordo… Da allora, il paesello lo cercai anche altrove, l’ho cercato: ce l’ho sui libri, nei saggi come nei romanzi; rivive nelle foto mie e in quelle altrui belle e professionali. Compresi bene e comprendo ora cosa fossero i walser, storia, leggende e tradizioni. 

Mi sono interessato alle loro tradizioni gastronomiche, povere e ripetitive ma non banali, e ne ho parlato di persona a Campello, in un raduno di un luglio di anni fa; ne ho scritto degli articoli, ne ho parlato anche altrove. Bello. 

Ma ancora più bello è tornare a Campello ogni anno: lascio la macchina a Forno e poi salgo lungo e lento fino a Campello. A volte mi avventuro appena sopra. Poi mi fermo a mangiare in loco (oggi i ristoranti sono ben due!) oppure torno indietro e mi fermo ai Cerani o più in giù. Quest’anno mi sono anche concesso di dormire nel suo silenzio fresco, anche in quest’estate calda ed inquietante. E mi ha regalato un po’ di serenità. 

Ed è sempre come la prima volta: bello, sorprendente e come la prima volta hai già la voglia di tornare!

Visite: 203

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *