Un paio di giorni fa mi aveva colpito la notizia (poi sbugiardata) di quella giovane napoletana che per un posto da bidella faceva la pendolare da Napoli a Milano e ritorno. Mentre io un po’ sorpreso ci credevo, pensavo che ci sono bidelle e bidelle. Ne conosco una, sempre campana (ma è solo una coincidenza, la mia vice è campana ma è svizzera nel rigore!) e sempre attaccata al cellulare, che sono settimane che è in mutua, perché dice di essersi schiacciata un dito in una porta, mentre lavorava da sola (nel senso che nessuno l’ha vista e il fatto è accaduto a scuola appena iniziata), una settimana prima delle vacanze di Natale, poi le vacanze ed ora due settimane ancora in infortunio… eppure sembrava una cosa da poco.

Intanto a ristabilire giustizia, la scoperta che “l’eroica” bidella pendolare si è presentata in realtà solo tre giorni e poi è andata in ”congedo”. Anche lei pagata, naturalmente. Mi consolo notando che, almeno nella mia scuola, ci sono bidelle che lavorano, anche se non “pendolarizzano” così tanto e che non si fanno male un giorno sì ed un altro anche. Una maggioranza silenziosa che dovrebbe dire la sua, prima che il fango copra anche loro.