Addio Nino e grazie Marsala
Non so, ma quando penso a lui, penso ad una sera umida a Mezzomerico, alla Trattoria Elena. Eravamo tanti giornalisti, ospiti dell’Atl, e avevano montato una tenda fuori, e si passava per un breve tratto su un prato umido e fangoso. E lui era là, elegantissimo e con le sue immancabili sigarette. Come se fosse nei saloni di un grand hotel, senza imbarazzo. Un gran signore. Intangibile anche al fango. Capivi che piaceva. Si muoveva bene nel mondo. Un esempio.
Poi una breve vacanza a Marsala, indimenticabile esperienza enogastronomica. E lui a farci assaggiare a farci da cicerone. I garibaldini, pane e panella, pasticceria sotto casa sua, piatti e vini eccezionali… E poi gli incontri con lui a Novara, lui e Massino ed io; in Ossola con la con la sua auto potente ed Andrea nella notte; e poi Verona e il Vinitaly. Lui e Luca Maroni di cui era un collaboratore. Lui e l’onorevole Mannino. Lui che non incontravi da mesi ma che, in fondo, sapevi che avresti ritrovato da qualche parte in qualche momento.
Ed ora? Ora posso dire che “è stato meglio perderlo che non averlo mai conosciuto”. E lo ringrazio da lungi per la stima che aveva nei miei confronti, per la sua signorile generosità, per la sua apertura meridionale che a me manca. Grazie a lui ho conosciuto meglio un pezzo di Sicilia che ricordo con affetto, grazie a lui ho capito che il mondo non finisce dove finiscono le case del tuo paese, ma che è poi bello tornarci; grazie a lui ho assaggiato decine di ottimi vini del Sud, Sicilia in primis. Sì, è vero: era un po’ esagerato a volte. E in un paio di occasioni mi ha anche messo in imbarazzo. Non sembrava avere limiti. Ma ora che non c’è più, posso dire con affetto che “è stato bello conoscerti, caro Nino”. Addio, Nino Panicola.