E’ capitato a Jacopo, prima o poi capiterà a me. A voi è forse già capitato d’incontrare un antispecista. Cioè un radicale vegetariano, un vegano intollerante che condanna vibratamente i consumatori di carne, latte, formaggi, miele… Nulla di terribile, la vita in Occidente ci ha abituato a molte forme di radicalismo: ora quella islamista, ieri quella comunista, domani quella vegetariana o quella animalista… La dialettica fra gli opposti è il sale della democrazia e la via maestra è il dialogo, la comprensione, la valutazione delle ragioni dell’uno e dell’altro. Basta che non ci sia violenza, aggiungerei per completezza. Ma spesso i radicali se ne dimenticano…
Ma ecco come racconta Jacopo il suo incontro: “Oggi un vegano mi ha dato dello “specista”: lo ammetto, non sapevo cosa significasse e sono andato a cercarlo. Allora: sul dizionario Treccani online, tra 1.015.047 lemmi e vocaboli non c’è: nebbia anche al sito dell’Accademia della crusca (ma la crusca non è roba vegana, ecchediamine?). Sulla meno blasonata, ma a volte più pratica Wikipedia invece sì: trattasi, in soldoni, di “idea che sia giustificabile accordare una preferenza ad esseri semplicemente per il fatto che sono membri della specie Homo sapiens”. Ottimo.
In pratica uno specista crede che l’uomo è superiore all’animale, come “evoluzione” (per una volta d’accordo con “religione”, nel senso di cultura cristiana) insegna. In tutta onestà, pensavo fosse un dispregiativo, invece è il riconoscimento dell’essere persona di buon senso.
Allora, tutto regolare. Sono specista, nebbiolista (credente e praticante), prosecchista, barberista, anche un po’ lasagnista, superalcolicista (questo sembra quasi da medicina), ma soprattutto tapulonista, bistecchista, risottista (vedi sotto), pastasciuttista (in particolare raviolista, tortellista, agnolottista) formaggista, salamista, prosciuttista, pescista.
Mi fermo qui e mi accontento di non dover diventare nè fascista, nè leghista, nè comunista: gli “ismi”, in politica, non fanno per me… accontentiamoci della tavola.
E voi che “specie di specisti” siete?”.
Beh, io no lo so. Ma se proprio dovessi definirmi, sarei un “formaggista”. E come sottogenere, un “vinista”, con buona pace dei lieviti…