Un’amica ha svuotato la casa dei genitori ed ha trovato alcuni ricettari popolari. Sapete, quelli che regalano con i prodotti. Me li ha dati, “prima di buttarli via”, lasciando a me il compito di scegliere se buttare o tenere. Li terrò quasi tutti: è roba degli anni Settanta ed Ottanta. E’ già storia della gastronomia.
Uno di questi è 80 Ricette di Lydia Salvetti per una Cucina Leggera in Pentola Pressione Lagostina. Interessante spaccato gastronomico degli anni Settanta – Ottanta con rimandi forti agli anni Sessanta. Qui infatti prevale la tradizione, l’abbondanza, ma non mancano guizzi di creatività. Per esempio le Tagliatelle alla Carbonara sono presentate in forma di Sformato; c’è la Pasta al Pomodoro (chiamata all’estero “alla Napoletana”) ma c’è anche il Risotto al Curry; vitello un po’ ovunque ma anche quaglie, hamburger, animelle e galletti amburghesi (ma quanto tempo è passato!); patate in tutte le maniere ma anche champignon e Budino di spinaci (sformato?) e via così elencando…
Appena dopo la veloce lettura, una domanda me la sono posta: chi è la signora Salvetti? Non una illustre sconosciuta, se ha firmato un ricettario popolare. Una ricerca sulla rete per accorgermi che le tracce sono poche e che chi ha operato prima dell’avvento della rete non lascia troppe notizie su di sé… Comunque qualcosa ho trovato, un po’ di frammenti per diradare almeno un poco il buio e l’oblio e costruire una pur sintetica biografia.
Lydia Salvetti Cipolla, questo il nome completo, è stata parte del “collettivo Lisa Biondi” voluto dal patron della margarina Gradina. Non una persona vera, ma una fantomatica “signora della porta accanto” che dispensava consigli gastronomici e ricette. Del “collettivo” ha fatto parte per qualche anno anche la signora Lydia Salvetti. Una gastronoma, dunque, una cuoca. Già un primo passo.
Molto famosa, credo: il suo nome appare infatti in alcuni ricettari che ora sono venduti in rete, come modernariato: Cento ricette del futuro, I funghi, Cento ricette spendendo bene…e poi quelli firmati come Lisa Biondi!
Fu anche Conseiller Gastronomique della Chaine des Rotisseurs, leggo, e fu la fondatrice della Commanderie des Cordons Bleus insieme a Toni Sarcina (ex socio di Gualtiero Marchesi) che sulla rete così la ricorda “gran signora ed esperta enogastronoma, l’unica fra le interpreti del ruolo “Lisa Biondi” ad essere conosciuta dal vivo con immagini fotografiche nei rotocalchi, in televisione, spot pubblicitari, telefono ( la celebre rubrica era intitolata “Pronto, qui Lisa Biondi”) e moltissimi libri ancora oggi diffusi ovunque…”.
La signora Lydia dunque era l’aspetto chiaro di quel “mito gastronomico” che fu “Lisa Biondi”, un collettivo e non un individuo che pubblicizzò dagli anni Sessanta “la margarina Gradina, i dadi Knorr, l’olio Bertolli, la maionese Calvè e poi, negli anni successivi, Quattro salti in padella, i Sofficini Findus, That’s Amore, sempre della Findus, il Friol, la pentola a pressione Lagostina o i piccoli elettrodomestici della Braun”. Di Lisa, però, nessuna foto, solo disegni. Anche perché non esiste, non è mai esistita. Si tratta infatti di una cuoca virtuale, un nome dietro a cui si nasconde un collettivo di esperti senza nome, tranne la nostra Lydia.
“Sembra che ad avere la geniale idea di una cuoca finta ma rassicurante sia stato proprio Van Den Bergh, il magnate della margarina Gradina, convinto che a pubblicizzare i suoi prodotti ci sia bisogno di qualcuno in grado di costruire un rapporto più intimo e personale con le future acquirenti. Se per caso ci fosse qualche dubbio basta vedere i primi titoli pubblicati: “Autunno: tempo di arrosti con Gradina”, “Prendeteli per la gola… Dolcemente con Gradina”, “Gradina vi invita ai primi piatti”, “Gradina vi invita ai peccati di gola”, e via spentolando. Lisa diventa così un nome familiare in ogni cucina italiana”.
Della nostra Lisa dunque si sa ben poco se non che si reincarna di decennio in decennio, perché ancorché virtuale, qualcuno le ricette deve pure scriverle. La prima sembra essere stata Stella Donati, giornalista, milanese e accademica della cucina; ma la più nota del team è stata, appunto, la nostra Lydia Salvetti in Cipollla.
Qualcosaora c’è, ma credo che molto ancora si dovrebbe e si potrebbe scrivere.
Sic transit gloria mundi (Lydia Salvetti docet)
Visite: 3584
buonasera, solo oggi (fine 2018..) leggo il Suo articolo.
prima di tutto desidero ringraziarla per aver ricordato Lydia Salvetti che da anni non è più accanto a noi,
Desidero poi dirLe che era una vera cuoca (all’epoca non si parlava di chef se non con qualche eccezione) che provava personalmente ogni ricetta, ormai ultranovantenne manteneva contatti costanti con Marchesi che lei stimava molto così come gli allievi Cracco, Oldani ecc
Sempre attenta alle novità (non solo culinarie) curiosa e innamorata della vita, pronta a imparare dai giovani perché – diceva – anche la cucina si evolve e dobbiamo aggiornarci
cordiali saluti
Michela