Zuppa Tempesta

La lattina rossa e bianca più famosa d’America è tornata nell’occhio del ciclone. L’ultimo caso che ha travolto la Campbell Soup Company non riguarda né nuove ricette né mosse di mercato, ma una registrazione interna che ha fatto emergere un clima aziendale sconcertante.

Al centro della bufera, un dirigente che durante una riunione avrebbe pronunciato frasi che stanno facendo il giro del mondo. A proposito delle zuppe dell’azienda, avrebbe detto: «Solo i pezzenti potrebbero comprare una roba simile». Non pago, si sarebbe lanciato anche su dubbi — quantomeno fantasiosi — sulla qualità degli ingredienti: «È carne bioingegnerizzata. Non voglio mangiare un pezzo di pollo uscito da una stampante 3D».
Un attacco che poi si sarebbe esteso anche ai dipendenti, in particolare ai lavoratori di origine indiana, liquidati freddamente con un insulto: «Idioti».

Campbell’s ha reagito provando ad arginare l’impatto reputazionale: sospensione immediata, distanziamento ufficiale, dichiarazione che “quei commenti non rappresentano in alcun modo i valori dell’azienda”. Ma se l’episodio è grave, non è di certo il primo.

Una lunga scia di controversie: 1) Dai campi di raccolta agli anni ’80

Il marchio che dal 1869 promette comfort food e americanità ha alle spalle non pochi scheletri in dispensa. Tra gli anni ’70 e ’80, la compagnia fu contestata per le condizioni di lavoro nelle fattorie fornitrici: salari bassi, alloggi precari, diritti minimi. Anni di proteste che si chiusero solo nel 1986 con un accordo storico;

2) Il marketing “salutista” che confondeva i consumatori

Sempre negli anni ’80, Campbell’s finì nel mirino per pubblicità che esaltavano fibre e benefici salutari, mentre le zuppe tenevano livelli di sodio molto elevati. In alcuni casi l’azienda fu costretta a correggere o ritirare spot considerati fuorvianti;

3) BPA, trasparenza e sicurezza

Negli anni 2000 la questione ruotò attorno ai materiali delle lattine: test indipendenti rilevarono la presenza di BPA, sostanza discussa per potenziali rischi per la salute. Anche qui, risposte lente, revisioni in corso d’opera e una reputazione che si incrinava;

4) La filiera baby-food sotto accusa

Tra 2013 e 2021, la controllata Plum Organics fu coinvolta in diverse cause che denunciavano la presenza di metalli pesanti nei prodotti per bambini: piombo, arsenico, mercurio. Una vicenda che finì per sollevare interrogativi più ampi sulla qualità dei controlli della multinazionale;

5) Le battaglie culturali

Dalla pubblicità inclusiva per famiglie LGBTQ+ alle linee halal destinate a nuovi segmenti di mercato, Campbell’s non è nuova a scontrarsi con l’arena mediatica americana, dove ogni scelta commerciale diventa terreno di scontro politico;

6) Una zuppa che racconta un Paese

Lo scandalo del 2025, con i suoi toni sprezzanti verso consumatori, ingredienti e dipendenti, è soltanto l’ultimo capitolo di una storia complessa. Campbell’s è da decenni un termometro dell’America: popolare e democratica da una parte, industriale e razzista dall’altra. Forse è proprio questa ambivalenza ad aver attirato, negli anni ’60, l’attenzione di Andy Warhol. La scelta della lattina Campbell’s come icona della Pop Art non fu un capriccio estetico: era — e rimane — un simbolo potentissimo della società dei consumi americana, nel suo lato luminoso e in quello più oscuro.

Oggi più che mai, osservando l’ennesima crisi di immagine del marchio, quella scelta appare profetica. Forse Warhol aveva intuito che in quella semplice lattina si nascondevano tutte le contraddizioni dell’America.

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