Una Cascina

La notizia delle morti di Barbara Balzerani e di Anna Laura Braghetti mi ha riportato indietro nel tempo, a quella stagione di furore e paura in cui le Brigate Rosse sembravano invincibili. O forse — più semplicemente — era lo Stato italiano a non essere ancora all’altezza di capire cosa stava accadendo. E la stampa con lui (geometrica potenza di fuoco, invece di sparare a casaccio). Sarebbero poi arrivati uomini come il generale Dalla Chiesa, con la loro fermezza e la loro idea di legalità incarnata nei gesti, a rimettere ordine in un Paese smarrito.

Ripensando a quegli anni, mi è tornata alla mente una cascina. Una cascina vera, non metaforica: Cascina Spiotta, in località Arzello, nel comune di Melazzo, provincia di Alessandria. Un posto di colline, di boschi e di vigne, dove il rumore più forte, in tempi normali, è quello dei trattori o del vento fra i filari. E invece, nel giugno del 1975, risuonò il crepitio dei mitra: lì morì Mara Cagol, compagna di Renato Curcio, e si concluse il capitolo del sequestro di Vittorio Vallarino Gancia, imprenditore del vino. In quello scontro caddero anche due carabinieri, tra cui l’appuntato Giovanni D’Alfonso, che aveva tentato di impedire la fuga dei terroristi.

Già, il vino. Perché la storia si diverte a intrecciare i suoi fili: Gancia era uno dei padri nobili della spumantistica italiana, figlio di quel Piemonte che, tra Canelli e Santo Stefano Belbo, aveva inventato il metodo italiano per far danzare le bollicine nei calici. Oggi lo stesso territorio vive una nuova stagione di successo con le bollicine dell’Alta Langa DOCG, sorelle più austere dell’Asti, figlie di una cultura contadina che ha saputo trasformarsi senza dimenticare le proprie radici.

Pensare che le Brigate Rosse scelsero come rifugio proprio una cascina nel cuore di un areale Doc – un luogo dove la terra genera Barbera, Dolcetto, Cortese – ha qualcosa di amaramente ironico. Qui dove si coltiva la pazienza, loro cercavano la rivoluzione. Qui dove si aspetta che il vino maturi, loro volevano bruciare i tempi della storia.

Oggi Cascina Spiotta è una residenza privata, silenziosa, avvolta nel verde. Forse ancora profuma di mosto, forse no. Ma resta un simbolo di quella strana convergenza poco italiana fra violenza e campagna, fra l’utopia armata e il profumo di terra e grappoli.

Questi tragici fatti vanno oggi consegnati alla storia, e ricordati non tanto per i fatti in sé, né per fare politica d’accatto, ma per provare a capire come e perché tante belle teste di italiani intelligenti e creativi si siano sparati addosso, abbiano ucciso, forse pensando di essere nel giusto, di fare il bene del Paese, del mondo. Per ricordare, e per evitare che succeda ancora — perché anche il dolore, come il vino, ha bisogno di tempo per decantare, ma deve essere celebrato ed assaggiato.

Fatevi un giro lì intorno

Melazzo è un piccolo borgo dell’Alto Monferrato che unisce storia, paesaggio e gusto. A pochi chilometri da Acqui Terme, conserva l’atmosfera autentica del Piemonte rurale: il castello medievale, le vecchie cascine immerse nei vigneti, le tracce dell’antico acquedotto romano di Aquae Statiellae.Da qui partono stradine e sentieri che si arrampicano verso crinali panoramici. In cima, le celebri panchine giganti del progetto Big Bench — come quelle di Alice Bel Colle, Strevi, Ricaldone o Bistagno — invitano a sedersi e guardare il mare verde (o giallo, dipende dalla stagione) delle vigne che produce Barbera, Dolcetto, Cortese e, poco più in là, le eleganti bollicine dell’Alta Langa Docg..

Melazzo è anche un luogo da assaggiare. Nei ristoranti e nelle trattorie del paese si riscopre la cucina monferrina: gli agnolotti al sugo d’arrosto, la carne cruda di Fassona, la bagna cauda e i dolci casalinghi. Tra gli indirizzi più amati dai viaggiatori ci sono Villa Scati, elegante e immersa nel verde; La Cuntro delle Langhe, più informale e conviviale; e la Locanda degli Amici, che porta in tavola la semplicità genuina della tradizione.Un calice di vino, una collina, una panchina gigante e il silenzio delle vigne: è tutto ciò che serve per capire che Melazzo non è solo il luogo scuro dove è successo, ma anche una località luminosa per un turismo lento e piacevole.

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