Da alcuni giorni ho un’idea gastronomica, originale, in testa: fare una cena-pranzo non so a base di ‘Nduja e di Bagna Cauda. Due cose toste: in una ci “puccerei” del pane e –forse- qualche verdura tipo patata, topinambur, cipollotto… nell’altra, ovviamente, solo verdure e un uovo a finire.
Per chi non lo sapesse, l’Nduja è un insaccato calabrese, morbido e piccante. Mentre la Bagna Cauda è quella salsa calda piemontese a base di aglio ed acciughe ed olio (di noci, una volta) in cui si intingono, appunto, varie verdure. Che rapporto c’è fra le due cibarie? Apparentemente nessuno, ma da alcuni anni è in vendita un curioso fornelletto “Scalda ‘Nduja”, identico a quello piemontese per la Bagna Cauda. La rende liquida, cremosa, da intingimento. Ad un goloso gourmand come me fa pensare subito a curiose sfide calde e saporite: da una parte l’aglio e le acciughe; dall’altra il peperoncino. In mezzo una ridda di pani, verdure, bevande… Se non si esagera con il cibo, poi potrebbe essere una piacevole scoperta: sia l’aglio sia il peperoncino, infatti, godono di fama afrodisiaca. Vedremo di organizzare…
Intanto un po’ del professore: la ‘Nduja deriverebbe il nome dal francese “anduille”, insaccato analogo a base di trippa, non piccante però; ma la nascita di questo salume morbido potenziato con il peperoncino sarebbe da attribuire agli spagnoli che arrivarono nel Sud Italia nel 1500 portando con sé il cosiddetto “pepe rosso”. Si tratta, nel caso della specialità calabrese, dell’utilizzo estremo e totale della carne di maiale: la ‘Nduja si fa con il grasso di maiale, con altre parti poco pregiate ed, ovviamente, con tanto peperoncino in polvere(almeno il 20%).
Good taste!
