Quel libro ritrovato e Bologna che non passa

Ci sono libri che tornano da soli, come amici che trovi in un bar dopo anni e ti chiedono solo di essere ascoltati ancora un po’. È successo qualche settimana fa, rovistando nella mia biblioteca di Omegna: in mezzo ad altri volumi più o meno abbandonati, è ricomparso La magia del cioccolato di Giuseppe Lo Russo. Una piccola edizione del 2005, Andrea Dal Cero Editore. Una copertina semplice, il ricordo ancora vivo di un periodo in cui Bologna sapeva essere un laboratorio di idee, ironia e gentilezza. Di persone, soprattutto.

Il colpo di scena è arrivato aprendo la prima pagina: una dedica. “Auguri e in bocca al lupo”, seguita da due sgorbi che pretendono di essere firme. Di chi? Di Lo Russo? Di Andrea? Di certo, qualcosa da decifrare c’è: il messaggio è autentico e misterioso, come molte cose accadute in quegli anni di alcool e di fumo. E allora mi sono chiesto: che avrà voluto dire quell’autografo? Un augurio di che? una presa in giro? Davvero non ricordo.

Leggere il libro a distanza di vent’anni è stato però nel contempo come rivedere un vecchio amico. Testo puntuale, documentato, ancora sorprendentemente attuale. Certo, un effetto straniante c’è: la profezia – mai avverata – che il cacao sarebbe entrato con forza nei menù della ristorazione italiana. Non è successo, o almeno non con quel vigore annunciato. Ma fa parte del fascino delle visioni: alcune si realizzano, altre restano testimonianze del tempo in cui sono state sognate.

Quello che davvero mi ha colpito è stato ritrovare la voce di Andrea Dal Cero tra quelle pagine, la sua sagacia leggera, il suo modo di mettere l’etica nella quotidianità senza farla pesare. Due passaggi mi hanno trafitto con la stessa freschezza di un tempo:

«Il presente volume è uno strumento etico, solidale e alternativo al mercato convenzionale. Il suo valore è grande anche se non ha il prezzo di copertina»;

«Se il mercato canonico, con le sue logiche e le sue algebriche strategie, non riesce a migliorare la qualità della vita delle persone, è forse arrivato il momento di pensare a qualcosa di innovativo, di ipotizzare un nuovo livello di partecipazione nel percorso che si snoda tra prodotto e consumo».

Questa era Bologna. O meglio, questa era la Bologna di loro due – Andrea e Umberto Faedi – amici, compagni di serate, spiriti critici e ironici. Autori della rivista CapitALvino, una delle poche esperienze editoriali capaci di essere colte senza essere snob, alchemiche senza essere fumose, divertenti senza perdere profondità. Che persone! Quante serate a casa di Andrea, nel quartiere Murri. Vinelli bianchi – non ricordo quali – e tabacco rollato, ogni sera con gente nuova: impiegati, operai, professori universitari… amici. Si stava bene da Andrea. Si parlava di tutto: cibo, politica, vino, economia, etica, mercato, giornalismo. E si rideva sempre.Ritrovare La magia del cioccolato non è stato solo ritrovare un libro. È stato riaprire una porta, rivedere una città, ascoltare voci che credevo sopite. Mi domando: Andrea sarà ancora nel suo appartamento del Murri? Forse sì, forse no. Bologna cambia, ma forse quella Bologna resta. Di una cosa sono certo: il valore di certe persone e certe stagioni non ha prezzo di copertina. E non c’è mercato che possa misurarlo.

Visite: 66

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *