Poveritivi e Poveripranzi

A Milano gira da tempo una provocazione leggera, la potete vedere in rete: il poveritivo. Ragazzi giovani, valutazioni arbitrarie (ma poi lo sono?), locali poco instagrammabili, prezzi bassi (più o meno). Un gioco social, simpatico, prettamente milanese (la città dell’aperitivo per antonomasia) che però ha avuto su di me un effetto collaterale inatteso: cercando di imitare questi simpatici ragazzotti, usando i bar dei supermercati, ho notato qualcosa che avevo sempre avuto sotto gli occhi. Ho visto pensionati passare il tempo facendo due chiacchiere, ho visto famiglie mangiare in loco, ho visto…

Ho usato cinque supermercati: la Ipercoop di Gravellona Toce e quella di Borgomanero; e gli Esselunga di Verbania, di Borgomanero e di Castelletto Ticino. In tutti ho preso uno spritz, dai cinque ai cinque euro e sessanta l’uno. Col Select -che preferisco-. Cari? No, ma neppure così economici. Ma il punto non è il conto. Il punto è la gente. In molti casi ho osservato…

C’è chi esce dalla spesa, si siede, ordina solo da bere e poi mangia tranquillamente quello che ha appena comprato. Nessuno dice nulla. In alcuni punti vendita Ipercoop – come ho visto a Borgomanero- ci sono persino microonde a disposizione della clientela per scaldare i cibi acquistati. Non una trasgressione, ma una prassi silenziosa.

In Esselunga, invece, non ho visto microonde, ma ho visto gente che mangiava in loco il cibo comprato nello store, ordinava da bere semmai. Ma in alcuni casi non ho visto neppure questo. Il fatto che si ponessero nei tavolini laterali forse sta a significare che la prassi non è regolare ma tollerata.Quella che sembra una stranezza è in realtà una forma minimale e radicale di ristorazione: tavoli, sedie, un microonde, una bevanda. Una mensa spontanea, urbana, quotidiana. Mi ha ricordato i racconti di mio padre sulla Germania degli anni Sessanta e Settanta, quando “nei supermercati la gente mangiava”. Allora mi sembrava una cosa assurda e immaginavo gente che mangiava mentre spingeva i carrelli nei corridoi. Oggi capisco che non era come io  immaginavo. E così, mentre pensavo di fare un poveritivo, mi sono ritrovato dentro qualcosa di diverso: non una provocazione social, ma una piccola antropologia del pranzo contemporaneo.

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