C’è un piccolo paese in provincia di Pombia che sta provando a fare qualcosa di grande.
Non una semplice festa. Non l’ennesima etichetta artigianale. Ma un progetto che unisce archeologia, agricoltura, identità e futuro. E tutto è iniziato da un barattolino di terracotta.
Il ritrovamento che cambia la narrazione
Nel 1995, durante scavi in una necropoli legata alla cultura di Golasecca (VI secolo a.C.), venne ritrovato un piccolo contenitore in terracotta con residui organici al suo interno. Le analisi parlarono chiaro: fermentazione di cereali (probabilmente orzo) e presenza di luppolo. Un dettaglio sorprendente quest’ultimo, perché l’uso del luppolo nella birra viene comunemente associato a epoche molto più tarde. Quello trovato a Pombia sarebbe dunque uno dei più antichi esempi europei di birra aromatizzata con luppolo. Non un semplice fermentato primitivo, ma qualcosa che assomiglia incredibilmente a una birra “moderna”. Forse la prima birra moderna è “targata” Pombia. Il reperto, purtroppo, andò perso. Ma l’idea restò viva.
La serata: quando un sogno prende forma
Ieri sera, nella sede della Pro Loco di Pombia guidata da Emanuele Grazioli, è stato presentato ufficialmente il progetto. Non un’operazione nostalgica e non è neppure un’operazione folkloristica. Ma un lavoro serio, strutturato, condiviso. L’obiettivo è ambizioso: ricreare una birra ispirata a quel ritrovamento, lavorando su: cereali antichi, selezione di lieviti indigeni, ricerca di un ceppo locale di luppolo, collaborazione tra territorio, scuola e birrificio.
Sono coinvolti infatti il birrificio artigianale Beer Lab di Legnano (Mi) e la scuola agraria Bonfantini nella sezione distaccata di Lesa, il Cavallini, chiamati a studiare materie prime e possibili reinterpretazioni contemporanee coerenti. Non si tratta di copiare il passato, si tratta di dialogare con esso.
La presentazione ufficiale
Ad inizio maggio, verrà presentata la birra nata dal progetto. Sarà un momento simbolico ed importante. Perché per un paese di poco più di mille abitanti, un po’ appartato, un po’ poco agricolo, tante case vuote… questa non è solo una bevanda. È un atto identitario.È dire: abbiamo una storia da raccontare.
La degustazione: quattro birre, un percorso in crescendo
La serata si è chiusa con una degustazione che ha accompagnato idealmente il progetto.
🍺 Lager chiara Eger
Pulita, leggera, diretta.
La più vicina ai canoni classici: fresca, equilibrata, perfetta per entrare nel mondo della birra senza sovrastrutture.
🌾 Blonde lager in stile belga La Belle Blond
Più corposa, più aromatica, più ricca.
Una bionda elegante ma complessa, con maggiore profondità e persistenza.
🌑 Black Abbey
Scura, intensa, quasi monastica.
Note tostate, struttura importante, una birra da assaporare lentamente.
⚫ Or Triplel scura
Ancora più potente, avvolgente, meditativa.
Una birra da fine serata, da conversazione lenta, da silenzio condiviso.
Se la prima rappresentava l’essenza, la seconda la complessità, le ultime due erano chiaramente birre da degustazione, da meditazione.
L’impegno e il sogno
Quello che colpisce non è solo la qualità del progetto. È l’energia. La Pro Loco non sta cercando un evento di passaggio, sta cercando di costruire un ponte tra VI secolo a.C. e XXI secolo. In un tempo in cui tutto corre, qui si torna a seminare. A studiare e a fermentare lentamente. E forse, tra qualche mese, alzando un bicchiere della nuova birra di Pombia, non brinderemo solo a un prodotto. Brinderemo a un sogno che profuma di luppolo selvatico e memoria antica.