Pochi giorni fa sono stato tacciato di essere un “Radical chic”, ovvero tradotto: un ricco che vota a sinistra, un ricco che dice di interessarsi dei deboli. Mah!? In primo luogo io almeno cerco di spiegare, ma molti usano quest’espressione per insultare. Roba tipo “stronzi” per capirci.
Io non sono “chic” perché non sono ricco. Se perdessi il lavoro, sarei autonomo solo per qualche mese; se mi ammalassi gravemente, dovrei far conto solo sul servizio sanitario nazionale: niente visite private, niente medici famosi; se venissi coinvolto in un’inchiesta, anche se fossi innocente, le spese legali mi depaurerebbero… Insomma, niente “chic”. E poi i ricchi mi fanno rabbia quando la loro ricchezza è ostentazione, esagerato consumo, umiliazione del prossimo… “Chic”? Proprio no!

E “radical”? Mah, io non ho mai amato il comunismo, una dottrina religiosa travestita da ideologia politica. Sospetto anche del socialismo, quando è occupazione dello stato di ambiti che potrebbero anche essere autonomi; quando crea delle minoranze che approfittano… casi di parassitismo palese. Pur essendo cattolico, non sento la santità del povero; però sento il dovere della carità. Sono “radical”? Forse, ma certo è meglio dell’essere “chic”.